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L’Europa attacca Google sul fronte privacy

Le autorità di sei paesi europei, Italia compresa, minacciano sanzioni nei confronti di Google per la poca chiarezza nella gestione dei dati personali.

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A nulla sono valse le promesse di inizio marzo: le autorità garanti di sei paesi europei sono pronti a passare dalle parole ai fatti, minacciando pesanti sanzioni nei confronti di Google per non aver fornito risposte esaurienti in merito alle modalità di gestione dei dati personali. Si parla ancora una volta di privacy dunque, a poche ore di distanza dall’ufficializzazione delle dimissioni di Alma Whitten, che negli ultimi tre anni ha ricoperto il ruolo “Director of privacy” per il gruppo di Mountain View.

L’iniziativa è guidata dalla Francia, con CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés) che ha definito infruttuoso l’incontro con i vertici del motore di ricerca, ad oggi dominatore assoluto sul territorio continentale con circa il 95% di market share. Al suo fianco anche Olanda, Spagna, Germania, Italia e alcune associazioni britanniche, che valuteranno l’entità delle multe in base alle normative vigenti nei singoli territori. Per quanto riguarda l’Auhority italiana, ecco un estratto dal comunicato rilasciato poco fa che riporta la dichiarazione di Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali.

Google non può raccogliere e trattare i dati personali dei cittadini europei senza tenere conto del fatto che nell’Unione Europea vigono norme precise a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini dell’UE. L’azione congiunta dei Garanti europei mira a riaffermare questo principio e a far sì che questi diritti vengano garantiti. Il Garante italiano è da tempo impegnato sul fronte internazionale proprio per operare affinché la privacy dei cittadini europei venga rispettata, non solo dalle imprese dell’UE, ma anche da parte dei big della Rete e da tutte le società che operano nel settore delle comunicazioni elettroniche, ovunque esse siano stabilite. Vogliamo impedire che esistano zone franche in materia di diritti fondamentali.

Lo scorso anno Google ha introdotto la cosiddetta policy unificata, che ha come primo obiettivo quello di gestire la privacy degli utenti su oltre 60 tra servizi e piattaforme targate bigG. La decisione ha suscitato malumori e preoccupazioni, anche da parte degli stessi garanti, che nella primavera 2012 hanno sottoposto all’azienda alcune precise domande con l’obiettivo di far luce sugli aspetti meno chiari. La replica di Mountain View è stata definita incompleta e insoddisfacente, allontanando così il possibile raggiungimento di un compromesso.

Oggi il nuovo capitolo dello scontro, con CNIL che di fatto lamenta una scarsa disponibilità della controparte e dichiara l’intenzione di prendere provvedimenti. Già in passato l’autorità francese ha multato Google, più precisamente nel 2011, con un’ammenda pari a 100.000 euro in seguito a quanto emerso nel caso wardriving legato al servizio Street View.

Update ore 17.00
Google prende posizione sulla vicenda tramite la comunicazione ufficiale di un portavoce:

La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità garanti della privacy coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro.