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Un olandese rivendica il cyber attacco

Sven Olaf Kamphuis racconta il clamoroso attacco ai server di Spamhaus che ha prodotto una piccola crisi all'intera infrastruttura Internet.

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Il grande attacco Ddos alla Rete ora ha un nome e un volto, quello di Sven Olaf Kamphuis, trentenne olandese che si compiace di definirsi ironicamente «il principe dello spam sul New York Times», riferendosi al primo giornale che si è occupato del caso. Con una inchiesta pendente da parte di una procura del suo paese, Sven è un cracker orgoglioso di esserlo, forse anche un po’ esaltato. Ma la storia di questo attacco deve ancora trovare una ufficialità.

Internet ha un cancro, si prega di osservare mentre lo stanno rimuovendo, ha commentato dalla sua pagina Facebook lo scorso 28 marzo in pieno svolgimento dell’attacco ai server di Spamhaus, la no-profit che aveva inserito Cyberbunker nella lista nera. Un’azione che ha scatenato un attacco simbolico, ma con effetti molto concreti anche se probabilmente esagerati dalle prime fonti giornalistiche.

Mentre giornali e televisioni di tutto il mondo cercano di intervistarlo, lui ha rilasciato una lunga intervista a Heavy, nella quale non rivendica l’attacco, ma spiega che l’idea di mettere in un vecchio bunker della Nato i server dei siti spammer («esclusi terrorismo e pornografia») è stata sua.

Intervista interessante per entrare nella mentalità di un ragazzo che ha certamente fatto parlare di sé, anche per alcune simpatie e opinioni poco accattivanti, a partire dal suo esplicito odio verso gli israeliani. Ma anche per il gusto di mentire, di sollevare una cortina fumogena su ciò che è veramente accaduto: quando infatti la CNN e altre testate mondiali sono accorse al bunker l’hanno trovato chiuso. I suoi nuovi proprietari hanno specificato in un comunicato stampa (PDF) che non è attivo da un decennio.

L'ingresso di Cyberbunker. Da dieci anni nessuno lo usa.

L’ingresso di Cyberbunker. Da dieci anni nessuno lo usa.

Insomma, Sven sembra essere soltanto il portavoce di StopHaus, il gruppo di reazione contro questa lista nera, e non si sa neppure se i DDos siano effettivamente partiti dall’Olanda, dalla Russia, oppure da qualche altro paese. Molto intelligente, bizzarro, secondo i suoi vecchi datori di lavoro anche troppo intelligente, Sven non dà risposte precise e odia ogni forma di autorità.

Rappresenta una forma radicale di hacktivista di cui le autorità cominciano ad avere paura, per il tipo di background abbastanza prevedibile: sostegno a Pirate Bay, viaggio in Germania e contatti con il partito pirata e il Chaos Computer Club, poi la rottura e una scelta di solitudine assoluta. Su Spamhaus, la sua opinione è netta:

Fondamentalmente operano in campo penale. Diffondono calunnie su tutti, chiamano tutti criminali senza documenti del tribunale di sorta, chiamano chiunque “spammer”. Non hanno nemmeno una e-mail e mi chiamano spammer. L’intero protocollo deve solo morire ed essere sostituito da qualcosa di simile a Skype, ma un po’ più open-source.

La questione è che secondo Sven e quelli che lo hanno aiutato, l’attività anti-spam di questa società, molto ben introdotta, rischia di ricattare siti e altre aziende con la minaccia dell’espulsione:

La loro definizione di ciò che dovrebbe e non dovrebbe esserci su Internet non è solo per gli utenti dei loro liste, ma per tutti. Stanno andando avanti da 10 anni e molti ne hanno avuto abbastanza di loro; il gruppo Stophaus è solo la punta dell’iceberg.

Fonte: Heavy • Via: New York Times • Notizie su: