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Fusione Telecom Italia – H3G: Asati chiede l’OPA

Asati, l'associazione che raccoglie i piccoli azionisti Telecom, si dimostra favorevole alla fusione con H3G e chiede che il gruppo cinese lanci un'OPA

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La possibile fusione tra Telecom Italia e H3G sembra piacere ai piccoli azionisti del gruppo di telecomunicazioni italiano. Asati, l’associazione che raccoglie i piccoli azionisti del gruppo di tlc, scrive infatti in una nota che non esisterebbe nessuna pregiudiziale verso Hutchinson Whampoa a patto che il gruppo cinese non si limiti ad ottenere la maggioranza relativa dell’azienda italiana ma che lanci una vera e propria OPA volontaria parziale delle azioni di Telecom Italia fino al 30% del capitale ad un prezzo compreso tra 1,1 e 1,2 euro per azione.

Asati infatti riconosce a Hutchinson Wampoa un grande impegno nel settore delle telecomunicazioni in Italia. Si ricorda infatti che il gruppo cinese controlla l’operatore 3 Italia. Dunque, una possibile sua entrata nel capitale di Telecom Italia non comporterebbe nessun pericolo, anzi, viceversa potrebbe comportare una grossa opportunità. Per Asati, in un mercato globale, una azionista cinese non può essere visto come un pericolo. Del resto, già oggi il 55% del capitale di Telecom Italia appartiene a società estere. La cosa importante è che vengano fissate regole precise ed un percorso chiaro che tuteli anche tutti gli azionisti del gruppo.

Sul tema della fusione tra Telecom Italia e H3G se ne discuterà ancora in maniera più approfondita mercoledì 17 aprile quando si terrà l’assemblea dei soci del gruppo italiano. Asati ha già dunque lanciato la sua proposta, si attendono a questo punto le risposte di Telco e degli altri soci di maggioranza del gruppo di telecomunicazioni.
Nel frattempo, secondo il Corriere dell’Economia, saranno necessarie 2-3 settimane alla commissione presieduta da Franco Bernabè per valutare tutti i possibili dettagli della fusione. Da quello che emergerebbe, le problematiche più che di natura industriale sarebbero di natura politica.

Per portare a termine la fusione sarebbe infatti necessario effettuare non solo lo scorporo della rete, creando una nuova newco, ma sopratutto mettere al sicuro quanto meno la rete fissa, asset strategico per l’Italia, creando una newco ad hoc dove la Cassa di Depositi e Prestiti diventerebbe il socio di maggioranza. Infine, un’altro nodo da sciogliere sarebbe trovare un punto comune sul futuro del gruppo da parte dei soci Telecom e Telefonica.