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Fibra ottica: scavi all’italiana?

Entro fine mese dovrebbe essere emanato il regolamento che disciplina l'esecuzione degli scavi, ma i comuni chiedono di essere coinvolti nella sua stesura.

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Entro fine mese, il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) dovrebbero pubblicare il “Regolamento scavi per le infrastrutture a banda larga e ultra larga nell’intero territorio nazionale“, grazie al quale verranno unificate tutte le norme oggi esistenti sulle procedure da seguire per l’esecuzione degli scavi. La Commissione Europa ha stimato che la semplificazione burocratica porterà ad un risparmio compreso tra 40 e 60 miliardi di euro all’anno. A Bruxelles però non tutti conoscono la particolare situazione italiana.

Il Decreto Crescita bis, noto anche come Decreto Crescita 2.0, prevede all’art. 14 l’emanazione di un decreto attuativo in cui verranno definite «le specifiche tecniche delle operazioni di scavo per le infrastrutture a banda larga e ultralarga nell’intero territorio nazionale, specificando che devono prioritariamente essere utilizzati gli scavi già attualmente in uso per i sottoservizi ». Quest’ultimo è uno degli aspetti da considerare se si vuole perseguire l’obiettivo della riduzione dei costi. Inoltre, anche se quasi tutte le reti in fibra ottica saranno realizzate con la tecnica FTTC (Fibre To The Cabinet), il Decreto Crescita consente agli operatori telefonici di «accedere a tutte le parti comuni degli edifici al fine di installare, collegare e manutenere gli elementi di rete, cavi, fili, riparti, linee o simili apparati», senza il permesso dei condomini.

Il problema principale è rappresentato però dagli enti locali. Il 20% dei Comuni non rispetta le norme e, come segnala l’Agcom, alcuni approfittano della loro poca chiarezza per chiedere il ripristino di una superficie maggiore del manto stradale. Altri invece negano il permesso per le minitrincee. Il regolamento dovrà quindi essere molto dettagliato per evitare “errate interpretazioni”. Il MISE ha dichiarato che il decreto attuativo «vuole definire una disciplina unica e omogenea su tutto il territorio nazionale, eliminando le incertezze burocratiche che gli operatori devono affrontare negli scavi».

L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ha già espresso qualche dubbio sulla reale applicabilità delle norme, in quanto imposte dall’alto senza il coinvolgimento degli enti locali. Insomma, ancora una volta, si rischia di buttare al vento un’opportunità che potrebbe consentire all’Italia di raggiungere gli altri paesi europei, almeno per quanto riguarda la diffusione dei collegamenti a banda larga.