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L’identikit dello startupper italiano

Un ricercatore della Bocconi ha elaborato il profilo medio dello startupper italiano: maschio, sulla trentina, del nord, crea l'impresa con pochi amici.

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Trentenne, del nord, con una significativa esperienza alle spalle prima di intraprendere una carriera imprenditoriale. E con una buona memoria per gli amici dell’università. Questo in sintesi l’identikit dello startupper italiano emerso da un lavoro di un ricercatore della Bocconi, che partendo dai dati di Startupbusiness, la realtà organizzatrice della Fiera delle startup in giugno, ha rielaborato alcune statistiche.

I numeri delle startup italiane sono sempre più robusti. Al momento, sono 618 secondo l’ultimo report delle Camere di Commercio (PDF), e permettono – grazie alla forte attenzione rivolta da associazioni, organizzazioni no-profit, portali, incubatori, enti pubblici – ormai di ricavarne un primo quadro generale.

Il progetto di ricerca del neo laureato alla Bocconi, Niccolò Meroni, delinea i tratti principali degli startupper: età, provenienza, titoli di studio, tipo di società. Così si scopre che lo startupper medio è di sesso maschile (87%), sulla trentina (41%), è più probabile provenga dalla parte settentrionale del paese (60%) ed operi sul web o nel settore IT (50%).

Management o ingegneria

Gli startupper laureati in management o ingegneria rappresentano più del 70% dell’intero corpus. Quasi tutti hanno trascorso almeno tre mesi all’estero e generalmente è il primo della sua famiglia ad avviare un business. Un dato interessante: quasi il 40% degli startupper italiani sono imprenditori seriali, hanno accumulato diverse esperienze e imprese.

Brainstorming, amici e innovazioni

La maggior parte dei progetti delle startup (il 42%) sono nati grazie al brainstorming, con amici e colleghi. L’innovazione è più frequente della invenzione (42% contro 12%). I primi progetti delle startup non rappresentano grandi cambiamenti, quando invece lo fanno, le principali modifiche riguardano più il prodotto del processo e cadono per insostenibilità economica.

Com’è tipico della mentalità italiana – ma nelle startup è spesso una necessità – vanno per la maggiore gli staff piccolissimi, composti da 2-4 persone, mentre sono più rari gli staff numerosi, anche perché il principale team-building in genere è l’amicizia nata nell’ambito universitario, dove si coagulano le diverse specializzazioni necessarie all’idea fondativa della startup. Contrariamente a quel che si crede, le startup italiane sembrano essere piuttosto stabili.

Burocrazia no, business plan sì

Gli startupper italiani mostrano di soffrire gli ostacoli burocratici, la difficoltà nel trovare partner economici, mentre sono ben preparati a presentare business plan e partecipano nel 35% dei casi a competition, pitch e tutte le occasioni possibili per confrontarsi con i colleghi e per guadagnare visibilità. Mentre solo il 30% degli startupper sfruttano gli incubatori.

Creativi e solitari

L’identikit dello startupper italiano corrisponde perfettamente (non poteva essere altrimenti) alla cultura e al mercato del lavoro della penisola: grande genialità, tendenza alla parcellizzazione, al nanismo industriale, insofferenza per la burocrazia, che è il principale ostacolo alla crescita economica del settore.

Fonte: Startupbusiness • Notizie su: