QR code per la pagina originale

Beppe Grillo, una autocensura che fa rumore

Beppe Grillo blocca i commenti in un proprio post per protestare contro le indagini subite dai suoi utenti per vilipendio al Presidente della Repubblica.

,

Boldrini, Grasso, Mentana, Beppe Grillo: nomi e storie che stanno combattendo una battaglia ideologica già ben nota al nostro paese, ma probabilmente mai giunta a livelli tanto intensi. Beppe Grillo, riferimento carismatico del Movimento 5 Stelle, è protagonista dell’ultimo dei capitoli scritti in queste settimane: il suo blog è stato additato per “vilipendio” al Presidente della Repubblica ed ora 22 utenti dovranno rispondere di violazione dell’articolo 278 del Codice Penale. Ma la loro battaglia legale avrà profondi risvolti all’interno di una battaglia che Grillo vuol ora combattere in prima persona. Rimuovendo i commenti dal blog.

Napolitano senza commenti” è il post con cui Grillo ha preso posizione: «per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati. Questo post, per evitare denunce a chicchessia sarà, per la prima volta nella storia del blog, senza possibilità di commento. In futuro, magari, diventerà la regola per tutta la Rete in Italia». Secondo Grillo, insomma, «Il confine tra critica e vilipendio (“considerare vile”) è materia più indefinibile del sesso degli angeli» ed applicare l’art. 278 significa tacitare ogni critica nel nome di una normativa di origine fascista. Rimuovere i commenti dal post in questione è chiaramente una provocazione, un’autocensura che vuol valere da esempio e da richiamo.

Nei giorni scorsi gli inquirenti avevano fatto visita agli uffici della Casaleggio Associati per raccogliere informazioni relative a coloro i quali, rispondendo in modo ritenuto offensivo nei confronti del Presidente della Repubblica, sono ora al centro di una vicenda che sarà discussa in tribunale. All’azione della Procura di Nocera Inferiore risponde ora Grillo alzando i toni in quella guerra tra libertà e controllo che nella tensione sembra non trovare alcun punto di incontro, di discussione e di equilibrio.

#ilrumoredeinemici
storia di una guerra ideologica

Le leggi speciali invocate (e poi smentite) da Laura Boldrini e Pietro Grasso hanno aperto la strada, le accuse alla Rete di Mentana ne hanno lastricato il selciato ed ora in molti sono presumibilmente pronti a percorrere medesimo tracciato per porre un freno alla Rete così come già successo più volte in passato. La magistratura, anzitutto, con due sentenze (1 e 2) che fanno immediatamente discutere: due condanne per diffamazione sulla base di contenuti non scritti dal condannato, ma bensì dai commentatori esterni che ne hanno caricato sul blog i contenuti al centro dell’ipotesi di reato.

Beppe Grillo, che da anni sfrutta questa guerra ideologica a favore del proprio Movimento, si è trovato nuovamente il contesto ben confezionato per rilanciare la questione. E c’è da starne certi: la polemica non finirà qui. Il tema tira in ballo infatti politica e giornalismo, libertà e censura, interessi di parte ed antichi rancori: troppi ingredienti nel calderone per ipotizzare una chiusura solerte e pacifica della questione.

Immagine: Rolling Stone Magazine • Notizie su: