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Facebook: un anno in Borsa

Ad un anno dall'IPO, Facebook è una società molto diversa dagli inizi traballanti. Ora sembra sapere come aumentare i guadagni.

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Era il 18 maggio 2012 quando Facebook fece il suo ingresso al Nasdaq. Un anno complicato, con il punto più basso raggiunto a settembre, quando le azioni del social network furono scambiate ad appena 17 dollari, contro i 38 del primo giorno. L’obiettivo di questo anno era comunque lo stesso per Mark Zuckerberg: convincere gli azionisti che la sua creatura avrebbe prodotto ricavi. E questo obiettivo può dirsi, finalmente, raggiunto.

È il Wall Street Journal, dall’alto del suo blasone che l’anno scorso gli permise di stroncare lo sbarco in Borsa, a promuovere il social: come illustrato nella prima trimestrale, Facebook ha alzato i suoi profitti, potenziato il segmento mobile e aumentato del 30% i ricavi pubblicitari. Il prezzo delle azioni, dopo i primi mesi da montagne russe, si è stabilizzato tra i 25 e i 28 dollari. Insomma, il peggio è passato.

Dal rischio MySpace – l’esempio negativo per antonomasia della Silicon Valley, esposto come spauracchio dagli analisti ogni volta che una realtà del web introduce continuamente novità senza prima considerarne la redditività – Facebook ora è soltanto un gigante, in salute, che ha ancora una proporzione troppo alta tra costi e utili (poco meno di tre volte superiore a quello di Google). Giustificato dal fatto, appunto, che i suoi prodotti più rilevanti sono ancora in fase di lancio, come il nuovo Feed delle Notizie, il Graph Search, la versione mobile Home.

Restano le perplessità legate all’advertising display – quello classico, in attesa di notizie sponsorizzate più raffinate – che va rivoluzionato, e il mezzo flop di Home (un milione di download, quando i possessori di smartphone che navigano su Facebook sono mezzo miliardo), ma le cifre parlano chiaro: un quarto delle entrate della società di oggi viene da annunci per cellulari. E il mercato apprezza.

Il Team “M”

I commenti degli analisti si sprecano, ma non è facile trovare, anche tra i più scettici, qualcuno che non pensi che Facebook sia un investimento credibile. Tutto dipenderà da quanto saprà gestire in modo più creativo il suo tesoro di informazioni sensibili. Per questo i giornali finanziari americani ritengono che la svolta sia stata la creazione di un team dedicato, il team M. Creato nell’estate del 2012 dopo una riunione (si dice molto accesa) con Zuckerberg e i suoi luogotenenti Sheryl Sandberg e David Ebersman (il governo e la finanza di Facebook), il team ha la caratteristica di essere composto dai principali responsabili dei settori della società che prima non incontravano mai i clienti, dalle risorse umane agli ingegneri.

Così facendo alcuni personaggi chiave di Menlo Park hanno compreso meglio la questione della pubblicità, lavorando ai prodotti con un’ottica più comprensiva, meno distaccata dai risultati economici. Facendo assumere anche ai tecnici questa visione, Facebook ha ottenuto il risultato sperato: creare prodotti che piacciono agli inserzionisti. Senza dimenticare che è importante che non dispiacciano troppo agli utenti.