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Eyeborg, per “sentire” i colori

L'artista Neil Harbisson, affetto da acromatopsia fin dalla nascita, vede i colori del mondo intorno a sé grazie a un dispositivo chiamato Eyeborg.

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Acromatopsia: incapacità totale di percepire qualunque colore (fonte Wikipedia). In altre parole, chi ne è affetto non può distinguere alcun colore, osservando il mondo come una serie di gradazioni intermedie tra il bianco e il nero. Tra questi c’è anche Neil Harbisson, 30enne artista e musicista di origini irlandesi cresciuto in Spagna, che grazie a un dispositivo chiamato Eyebord riesce a “sentire” le diverse tonalità cromatiche di ciò che lo circonda.

Harbisson lo utilizza dal 2004. Come visibile dall’immagine di apertura si tratta di un sensore posizionato sulla testa, con un braccio che corre fin dietro la nuca e dei cavi per trasmettere impulsi alle ossa interne dell’orecchio. Il suo funzionamento può essere paragonato a quello di un terzo occhio, che osserva di continuo ciò che rientra nel campo visivo identificandone il colore analizzando la lunghezza d’onda della luce emessa dagli oggetti. Questa informazione viene poi elaborata da un processore e codificata in un segnale audio paragonabile a una sorta di “bip” modulato ad hoc.

Eyeborg trasforma i colori in un continuo bip elettronico, sfruttando il fatto che sia la luce che i suoni sono composti da onde di frequenza variabile. Il rosso, che si trova nella parte inferiore dello spettro visibile con una frequenza inferiore, corrisponde a un suono più basso, mentre il viola, nella parte superiore, suona più alto. Un chip posizionato dietro la testa si occupa del necessario processo di elaborazione, mentre un pad consente di trasmettere il suono nel padiglione auricolare attraverso la vibrazione del cranio, lasciando la parte esteriore dell’orecchio libera di ascoltare il normale rumore ambientale.

L’ormai quasi decennale esperienza maturata da Harbisson con Eyeborg permette all’artista di eseguire anche il processo inverso, ovvero trasformare i suoni in immagini e dipinti, ovviamente facendo leva sulla propria creatività. Nelle sue intenzioni, stando a quanto dichiarato alla redazione di Nautilus, c’è quella di farsi impiantare il chip chirurgicamente, evitando così di doverlo indossare come dispositivo esterno. L’ennesima dimostrazione di come la tecnologia applicata alla medicina può contribuire a migliorare il tenore di vita delle persone colpite da patologie o sindromi invalidanti.

Fonte: Mashable • Via: Nautilus • Notizie su: