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Frammentazione Android: Jelly Bean al 33%

Un dispositivo Android su tre è equipaggiato con Jelly Bean: la più recente release del sistema operativo mobile raggiunge il 33% di smartphone e tablet.

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Appuntamento mensile con le statistiche ufficiali relative alla distribuzione delle varie release Android fornite dal sito Google Developers. I numeri riportati di seguito sono stati rilevati analizzando la piattaforma equipaggiata dai dispositivi che hanno effettuato l’accesso allo store Google Play, nel periodo pari a 14 giorni che si è concluso ieri, lunedì 3 giugno.

Da un primo sguardo alle percentuali balza subito all’occhio la costante crescita di Jelly Bean, passato dal 28,4% di inizio maggio all’attuale 33% (+4,6%). Una variazione dovuta soprattutto alla commercializzazione di nuovi device con preinstallato il nuovo SO, ma anche al rilascio di aggiornamenti ufficiali da parte dei produttori. Più nel dettaglio, la quota è divisa fra il 29% delle release 4.1.x e il 4% delle successive 4.2.x, quest’ultime riservate alla linea Nexus, al nuovo Samsung Galaxy S4 e a pochi altri smartphone. In leggera flessione invece Ice Cream Sandwich, con il 25,6% (-1,9%) delle versioni 4.0.3-4.0.4.

 

La distribuzione delle varie release Android all'inizio di giugno

La distribuzione delle varie release Android all’inizio di giugno

Proseguendo a ritroso si incontra Honeycomb, piattaforma messa a punto negli anni scorsi da bigG esclusivamente per i tablet, ormai confinata a un misero 0,1% rimasto invariato nelle ultime settimane. Gingerbread scende al 36,5% (-1,9%), con il 36,4% delle versioni 2.3.3-2.3.7 e lo 0,1% delle 2.3-2.3.2. In calo anche Froyo che si ferma al 3,2% (-0,5%), Eclair all’1,5% (-0,2%) e infine Donut stabile con lo 0,1%.

Stando a quanto visto di recente, il gruppo di Mountain View sembra aver intenzione di affrontare il problema legato all’eccessiva frammentazione del sistema operativo commercializzando tramite lo store Play le Google Edition di alcuni dispositivi top di gamma, come Samsung Galaxy S4 e HTC One, in modo da poter gestire direttamente gli update. Un passo avanti, certo, ma che non cambierà le carte in tavola per chi sceglie di acquistare smartphone o tablet dai produttori o con le offerte degli operatori mobile.