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Sono 300 mila gli aspiranti startupper italiani

Secondo un’indagine promossa da Italia Startup, sono molti gli italiani che intendono creare una propria impresa. Il 13,7% nei servizi web.

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Quanti italiani vorrebbero lanciarsi in un’impresa imprenditoriale? Secondo una indagine di Human Highway promossa da Italia Startup, più di quanto si possa immaginare: 11 italiani in età lavorativa su 1000 mostrano di avere le idee chiare, e sarebbero pronti a investire tutti o quasi i soldi di cui beneficiassero per dare corpo a una loro idea.

L’Italia è ancora un paese creativo e imprenditoriale. Su questo punto Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup, ospite ieri alla Fiera delle startup a Milano, ha insistito molto presentando questa INDAGINE che cattura una propensione.
Per individuare gli aspiranti imprenditori nel Belpaese, Italia Startup ha chiesto a un campione di 947 persone, rappresentativo della popolazione italiana, come intenderebbero investire un’inaspettata eredità di 200.000 euro da un fantomatico zio d’America.

Le tre risposte che hanno ottenuto più consensi sono figlie della crisi economica: il 30,9% desidera avere la certezza della casa comprandone una; il 23,2% intende pagare i debiti oppure il mutuo mentre il 20,9% sceglie la temporanea fuga di un viaggio o di una vacanza da sogno.
Al quarto posto, però, con il 18,8%, degli intervistati si posizionano coloro che desiderano supportare un’iniziativa imprenditoriale: il 16,5% degli intervistati vorrebbero utilizzare i soldi per un proprio progetto imprenditoriale, mentre il 2,3% li impiegherebbe in un’impresa di amici e conoscenti.

Il paradosso della crisi

Sembra un paradosso, ma la crisi genera una delle risorse più importanti per l’economia italiana: il desiderio di imprenditorialità, di esprimere i propri talenti per creare nuove opportunità. Così ha ha commentato Federico Barilli:

Solo per 2 aspiranti imprenditori su 10 il momento economico sfavorevole è un limite; per la maggior parte di loro, basterebbe trovare un adeguato finanziamento per creare una nuova realtà produttiva. Questa indagine diventa dunque un forte richiamo per le aziende consolidate, i settori maturi, soprattutto del Made in Italy, a investire nelle startup: è invito a contaminarsi con i nuovi modelli di business offerti dalle tecnologie digitali, un vero e proprio asset competitivo per il nostro Paese, capace di attrarre l’iniziativa imprenditoriale dei più giovani.

Il campione dell'indagine ha quantificato in 300 mila il numero di potenziali startupper con una idea precisa di business ostacolati soltanto da limiti economici.

Il campione dell’indagine ha quantificato in 300 mila il numero di potenziali startupper con una idea precisa di business ostacolati soltanto da limiti economici. (immagine: Human Highway per Italia Startup).

I miti: i self made man, ma anche la silicon valley

Il principale modello di riferimento per il campione che ha mostrato una sicura propensione all’impresa – circa l’1,1% degli intervistati, pari a circa 300.000 italiani, statisticamente, che sanno spiegare di cosa si tratta, di voler investire più di metà della somma e di avere già maturato il progetto con una certa convinzione e precisione – è il self-made-man all’italiana (da Ferrari a Briatore, da Berlusconi a Delvecchio), che attrae preferenze soprattutto nel Nord Italia (55%) e tra coloro che investono nel settore commerciale (27%).
Per il 29% il modello è invece costituito dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane (Agnelli, Barilla, Ferrero) che raccolgono preferenze soprattutto al Sud e nelle Isole e tra coloro più propensi a investire nella ristorazione (21,3%) o nel turismo (21,4%).
Un giovane imprenditore su quattro è attratto invece dall’imprenditore dell’informatica e della new economy: tra i nomi più citati ci sono ovviamente Bill Gates, Steve Jobs o Mark Zuckerberg.

Infografica sui risultati dell’indagine

infografica Italia startup

Immagine: Italia Startup • Notizie su: