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Startup: cosa è cambiato coi decreti

Con l'ultimo decreto sul Lavoro, il governo ha ulteriormente ampliato i requisti per startup: società a 1 euro per gli over 35 e semplificazioni.

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Con l’ultimo decreto sul Lavoro, in via di conversione in legge, il governo Letta ha semplificato alcuni aspetti dei requisiti delle startup innovative. Il disegno di legge ha abrogato alcuni limiti anagrafici e societari del decreto Monti, ora anche gli over 35 possono costituire le società a un euro. Sono stati anche abbattuti alcuni vincoli societari e di spese di ricerca. Con l’accesso al fondo di garanzia, costituisce un pacchetto che colma le lacune della fase 1. Manca soltanto il regolamento sul crowdfunding.

Il consiglio dei ministri ha emanato il DL su Interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (PDF) introducendo modifiche di un certo peso nello schema sulle startup previsto dell’ex ministro Profumo, soprattutto agevolando la costituzione di queste stesse società. Le iniziative sono due: è stato abrogato l’obbligo della prevalenza delle persone fisiche nelle compagini societarie, al momento della costituzione e per i successivi ventiquattro mesi; sono stati ammorbiditi i criteri opzionali per l’identificazione del carattere innovativo della startup, riducendo la quota minima di spesa in ricerca e sviluppo dal 20% al 15% ed estendendo l’accesso alle imprese con almeno 2/3 della forza lavoro costituita da persone in possesso di una laurea magistrale e alle società titolari di un software originario.

Com’è evidente queste semplificazioni vanno nella direzione di allargare le maglie dei requisiti per la registrazione di una startup presso il registro delle Camere (ne conta, al momento, 937) per andare incontro alla necessità di creare delle opportunità di lavoro per il maggior numero di persone possibile. Eliminato il limite d’età dei 35 anni e semplificata la composizione societaria, è solo questione di puntare sul sostegno all’imprenditorialità nei suoi primi passi.

L’accesso al fondo di garanzia

Questo passaggio è reso possibile dalla soluzione arrivata per una delle due grandi lacune che Stefano Firpo, funzionario del Ministero per lo Sviluppo economico, aveva individuato alla scorsa Fiera delle Startup, quella del fondo di garanzia. Questo denaro è stato finalmente sbloccato grazie a un precedente decreto che concede a titolo gratuito, con la garanzia dello Stato, alle startup innovative e agli incubatori certificati una copertura fino allo 80% del credito ottenuto. La garanzia sarà concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati.
Il decreto fissa in 2,5 milioni di euro l’importo massimo garantito per ogni startup o incubatore e assegna priorità nell’istruttoria.

Cosa manca per completare la Fase 1

L’elenco delle buone notizie è ben riassunto da Mattia Corbetta, alla segreteria tecnica del MISE: l’autocertificazione degli incubatori come da legge 221/12 regolata da un decreto di febbraio; il fondo di garanzia che sostiene le startup; la semplificazione di pochi giorni fa. Al completamento della Fase 1 della creazione dell’ecosistema startup manca il regolamento per il crowdfunding, di competenza della Consob. dopo un batti e ribatti tra la Consob e il MISE per trovare la formula giusta, due settimane fa era trapelato che il regolamento fosse ormai alla firma. Invece non ci sono segnali, come ammesso da Corbetta:

Non c’è una deadline precisa, stiamo aspettando anche noi con ansia che pubblichino il regolamento. Due settimane fa o poco più ci avevano rassicurato sull’imminente uscita, ma per ora non ci sono novità.

Perché è importante il crowdfunding

Il regolamento della Consob aprirà la strada delle startup al private equity, regolando i requisiti minimi delle piattaforme online che si incaricheranno di fornire finanziamento alle startup. La partita si gioca tutta sulla compliance, cioè sugli oneri previsti per chi opera sui mercati finanziari. La prima bozza del regolamento aveva fatto infuriare il MISE, che aveva chiesto delle modifiche che liberassero maggiormente questi operatori da carichi eccessivi di burocrazia e oneri in stile Sim (intermediazione mobiliare). Capire quanto il regolamento approvato sarà in grado di aprire il mercato alle startup dirà molto della Fase 2 dell’ecosistema.

Fonte: MISE • Notizie su: