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Canon EOS 70D, provata in anteprima

Canon EOS 70D è stata presentata alla stampa in versione pre-produzione, ma già ha messo in luce le sue notevoli qualità da reflex mid-range.

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La nuova reflex Canon EOS 70D è l’ultima delle tante novità introdotte dal gigante Giapponese fin dall’anno scorso, ricorrenza del 25° compleanno della famosa serie EOS. La scelta commerciale è stata quella di rilanciare più segmenti, con occhio di riguardo all’innovazione come testimoniano la mirrorless EOS M e la piccola ma prestante reflex EOS 100D, ognuna con caratteristiche uniche e capaci di dare una gradita e fresca ventata di rinnovamento alla gamma.

La Canon EOS 70D, presentata ufficialmente nel nostro Paese in un incontro organizzato da Canon Italia, che ci ha finalmente permesso di vederla e toccarla dal vivo, dopo i primi comunati ufficiali rilasciati nelle ore immediatamente precedenti. Nonostante le macchine disponibili fossero degli esemplari di pre-produzione, siamo riusciti a schiarirci le idee sulle principali novità introdotte sulla nuova mid-range Canon, in vendita da fine agosto al prezzo indicativo di 1.184 euro per il solo corpo macchina.

Nel realizzare questa EOS 70D, Canon ha tenuto in grande considerazione i feedback ricevuti dagli utenti, sia amatori sia professionisti, rendendo la naturale evoluzione della precedente EOS 60D, principalmente più versatile e capace nelle riprese video.

Infatti, si parte da piccoli miglioramenti in fatto di qualità e velocità di scatto, insieme a una razionalizzazione dei comandi fisici, affiancati dall’ormai indispensabile schermo articolato e touch, per finire con il nuovissimo sistema di messa a fuoco che, a detta dei responsabili tecnici Canon, non è un punto di arrivo per questa categoria, bensì un punto di partenza per le riprese video.

Sistema Dual Pixel

Il sistema Dual Pixel CMOS AF, che lavora in simbiosi con il rinnovato sensore CMOS in formato APS-C da 20,16 megapixel, è specificamente pensato per l’utilizzo con il LiveView. L’obiettivo di Canon era di rendere il sistema AF più fluido, più veloce e, soprattutto, più omogeneo nelle transizioni da un punto di messa a fuoco all’altro. Come subito chiarito, è un sistema diverso da quello ibrido – rilevamento di fase e di contrasto – che si trova sulla piccola mirrorless EOS M, con target di utilizzo diverso, ma soprattutto performance differenti.

Galleria di immagini: Canon EOS 70D, tutte le immagini

In pratica, nel Dual Pixel CMOS AF si parte da un sistema a rilevamento di fase, in cui per ogni pixel abbiamo due fotodiodi che lavorano in modo separato, per restituire un risultato più preciso e maggiore reattività nelle riprese con LiveView attivo, quindi foto e video. Così i pixel svolgono un doppio compito: insieme a quello principale di raccogliere la luce, lavorano anche rilevando la differenza di fase dei raggi luminosi da cui sono colpiti, gestendo di fatto la messa a fuoco.

Viene naturale pensare che la Canon EOS 70D possa avere una risoluzione doppia, di circa 40 megapixel, ma in realtà si tratta di un approccio nato esclusivamente per ottimizzare le performance nella focheggiatura con un sistema a rilevamento di fase, guidando più velocemente le lenti nella messa a fuoco e rendendo più morbide le transizioni – oltre a essere più preciso.

Canon ci ha chiarito prontamente un altro dubbio, riguardante il mancato utilizzo di tutti i pixel per guidare il sistema Dual Pixel CMOS AF: per garantire la massima qualità e resa, vengono sfruttati solo quelli che risiedono nell’80% dell’area centrale del sensore, anche se lavorano tutti. I motivi sono i soliti, in altre parole la difficoltà dei pixel ai margini del sensore di catturare correttamente la luce, con alti angoli di incidenza in arrivo dalle lenti dell’obiettivo, e quindi fornire una lettura sia precisa sia reattiva.

La vera innovazione per Canon è aver migliorato la velocità di un sistema a rilevamento di fase, in particolare se rapportato a uno a contrasto, più lento.

L’ultimo dubbio rimasto è stato chiarito sin dall’inizio: quello della Canon EOS 70D è un sistema che funziona solo ed esclusivamente quando usiamo il LiveView, quindi osservando e controllando la scena dallo schermo e non con il mirino ottico.

Videomaker

Come abbiamo potuto verificare nel nostro breve test su modelli di pre produzione della Canon EOS 70D, finalmente abbiamo una reflex con un’esperienza d’uso di alto livello, sia negli scatti tradizionali sia in un campo finora trascurato, quello delle riprese video, fenomeno sempre più diffuso nel mondo della fotografia outdoor e, in particolare, negli sport e nelle scene d’azione.

Qui la nuova EOS 70D ha dimostrato una vocazione naturale, non solo per l’evidente precisione e reattività della focheggiatura, e per le transizioni morbide, ma anche per le molte opzioni video: Full HD 1080p a 30, 25 o 24 fps, oppure HD 720p a 60 o 50 fotogrammi il secondo, sempre con audio stereo.

Facendo un passo indietro e ricordando che si tratta anche, e soprattutto, di una fotocamera in cui si scatta guardando nel mirino, Canon non ha trascurato questa modalità di ripresa: il pentaprisma ha una copertura del 98% dell’inquadratura con ingrandimento 0,95x, più dati visualizzati on-screen e, soprattutto, la possibilità di controllare le modalità di messa a fuoco senza distogliere lo sguardo, sfruttando anche comandi più ergonomici.

Per finire, Canon ci ha rassicurato sulla massima compatibilità con le ottiche a catalogo, così da fare la felicità di tutti i fotografi con ambizioni di videomaker, che cercano una soluzione relativamente economica, da affiancare, magari, a un corpo professionale, dedicata per l’appunto alle riprese video di qualità.

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