QR code per la pagina originale

Nuova ipotesi su PRISM: spiata la fibra ottica

Una nuova slide del Washington Post chiarisce il trucco della NSA: spiati i grandi cablaggi. Questo spiegherebbe la negazione delle web company.

,

Forse c’è una spiegazione al fatto più incoerente della complessa vicenda della NSA e i suoi metodi di sorveglianza globale. È impossibile che l’agenzia nazionale americana abbia costruito archivi giganteschi di parecchi eptabyte quando le società della silicon valley coinvolte dallo scandalo PRISM sostengono di aver concesso soltanto poche migliaia di account. Le ipotesi sono due: o mentono, oppure il prelievo delle informazioni è effettivamente diretto, alla fonte.

Questa ipotesi è la peggiore possibile, ed è stata scartata da Vint Cerf al Big Tent di Google la scorsa settimana nella Capitale. Secondo l’evangelista di Internet, «nessuno ha scavato corridoi per attaccarsi ai nostri server». L’ultima slide pubblicata dal Washington Post, tuttavia, mostrerebbe proprio il doppio binario col quale opera la NSA: PRISM raccoglie dati dai server delle web companies, mentre UPSTREAM si occuperebbe delle infrastrutture in fibra ottica.

La slide pubblicata dal Washington Post mostra un fantomatico Upstream, seconda fonte di dati per la NSA. Il 98% di PRISM proviene dalle società californiane, ma potrebbe essere nulla a confronto coi dati delle fibre ottiche: Internet e la telefonia passano da lì.

La slide pubblicata dal Washington Post mostra un fantomatico Upstream, seconda fonte di dati per la NSA. Il 98% di PRISM proviene dalle società californiane, ma potrebbe essere nulla a confronto dei dati dalle fibre ottiche: Internet e la telefonia passano da lì.

La diapositiva classificata (cioè segreta) è l’ennesimo tassello, forse definitivo, di questo puzzle sul cyberspionaggio di Stato operato dagli americani, che pare raccontare di un doppio strumento:

La diapositiva chiarisce che i due metodi di raccolta operano in parallelo. La voce complessiva è “FAA Operations 702”, un riferimento a una legge del 2008 che ha permesso, senza un mandato individuale da un tribunale, la raccolta sul suolo americano delle comunicazioni di stranieri quando sono in comunicazione con qualcuno negli Stati Uniti. (…) La diapositiva mostra anche una mappa semplificata delle reti via cavo sottomarine che trasportano i dati da entrambi i lati del Nord America al resto del mondo. Questi cavi sottomarini sono essenziali per i flussi di dati in tutto il mondo e per le capacità di sorveglianza del governo degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

La dorsale e la democrazia

Anche quest’ultima slide – peraltro molto somigliante a un’altra già fatta vedere dal Guardian un mese fa, ma con riferimenti geografici e numerici inspiegabilmente diversi – non è stata smentita dalla NSA, che anche in questo caso difende i propri metodi di raccolta definendoli «fondamentali per proteggere la sicurezza nazionale». Piaccia o non piaccia all’Europa, verrebbe da dire.
La dorsale oceanica delle grandi infrastrutture in fibra ottica sembrerebbe, a questo punto, la spiegazione migliore dell’atteggiamento di fortissima contrarietà delle aziende della silicon valley. Yahoo!, ad esempio, ha iniziato una battaglia legale contro la NSA per declassificare questi processi, tanto strani e inquietanti da suggerire agli 007 russi il ritorno alla cara vecchia macchina per scrivere. Le democrazia moderne, però, non potranno certo convincere le cittadinanze a cercare in soffitta o dal rigattiere la soluzione per la loro privacy.