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Calico amaro

Google annuncia Calico: opererà nel mondo delle biotecnologie per migliorare il benessere e combattere le malattie. Molti i dubbi, poche le certezze.

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Disclosure: questo articolo non ha nulla da dire. Non ci sono notizie da commentare, né novità da descrivere, ma c’è un orizzonte ancora indefinito da fotografare. Perché il percorso che porterà a quell’orizzonte è tortuoso, fatto di enormi rischi, e come sempre a grandi rischi corrispondono grandi opportunità. O viceversa: dipende dal punto di vista.

Questo articolo parla di Calico. Non aggiunge nulla a quanto non si sappia ad oggi, perché di fatto si sa molto poco del progetto. Si conosce però in contesto all’interno del quale nasce ed all’interno del quale sarà sviluppato. Ed è quanto basta per spenderci su qualche parola. Ci sono infatti alcune tentazioni da fugare per poter guardare con obiettività al progetto:

  1. Bisogna evitare ogni facile entusiasmo, perché la visione superficiale della tecnologia-sempre-buona renderebbe ancor più pericoloso ogni passo avanti compiuto;
  2. Bisogna evitare ogni facile critica, perché se è vero che l’interesse privato è il motore primo di qualsiasi ricerca di oggi, al tempo stesso l’interesse collettivo può comunque essere raggiunto se si pongono i giusti paletti e si portano avanti le giuste considerazioni
  3. Bisogna evitare il becero complottismo, quello che unisce puntini troppo lontani attingendo più al mistero che non alla realtà

Occorre parlare di Calico fin da subito, quindi, soprattutto per esorcizzare paure ed entusiasmi: un modo per smussare le spigolature e guardare così con maggior obiettività al cuore del problema.

Di Calico si sa poco, ma già i titoli si sprecano: «Google sfida la morte» (Time). L’annuncio spiega in realtà semplicemente l’iniziativa Google, affidata al CEO Arthur Levinson, per intraprendere importanti ricerche verso l’impossibile. Perché è questo che Google vuole sfidare: l’impossibile. L’invecchiamento, visto per troppo tempo come un elemento naturale da accettare senza combattere, diventa il nemico primo della nuova scienza assieme alle malattie e alla morte. Nulla deve essere considerato impossibile per principio: la sfida sta nel combattere le cause prime della morte e consentire così all’uomo di vivere meglio. E più a lungo.

Già il nome è di per sé estremamente significativo: “Calico”, abbreviazione di “California Life Company“. Entusiasmante ipotizzare che la scienza possa trovare un antidoto alla morte e all’invecchiamento, pensa qualcuno. Tremendo, pensa qualcun altro, che qualcuno si elevi così tanto dal proprio essere da poter sfidare gli dei nella sentenza sull’estrema soglia. Pauroso, inizia a riflettere qualcun altro ancora, il fatto che dietro tutto ciò ci siano aziende private. E perché no: governi.

C’era un tempo in cui il punto di contatto più diretto tra Google e le ricerche sul DNA era rappresentato dalla 23andMe di Anne Wojcicki, ex-moglie di Sergey Brin e sorella di Susan, già poltrona altolocata nei pressi di Mountain View. Google aveva investito a più riprese nell’azienda, rilanciandone così le ambizioni e trasformandola in uno dei centri più conosciuti per l’analisi del DNA. Ma non era questo l’unico punto di contatto: Arthur Levinson, già nel board Google prima di abbandonare il posto in favore di altre carriere, divideva il suo tempo tra Mountain View e la Genentech ed altre aziende attive nel mondo delle biotecnologie (ad oggi è anche nel Board of Director di un gruppo quale Roche). Ora Google entra in modo ancor più diretto nel settore: Calico, una azienda satellite che si occuperà di biotecnologie per trovare soluzioni di lungo periodo per il benessere e la salute.

Lungo periodo: 10-20 anni. Il limite temporale suggerito da Google è questo. Grandi sfide implicano grandi risultati, ma non le si può vincolare al breve periodo. Grandi sfide che però nessuno ha ancora definito nel dettaglio: quali saranno i rami di ricerca intrapresi? Quale sarà la raccolta dati necessaria? Quali le finalità specifiche?

Calico: domande da porsi

Ma le domande sono anche altre e più insidiose: quali saranno i rapporti tra Calico e Google? Quale sarà la linea di demarcazione che può assicurare alle persone che le due realtà e i due database rimarranno separati a tenuta stagna? Quali saranno gli interessi di Google in Calico e quale il modello di business perseguito?

Il Diavolo sta nei dettagli e, visto che di dettagli ad oggi non ce ne sono, è facile vedere il Diavolo ovunque o da nessuna parte. Ma del resto lo si è precisato a inizio articolo: non c’è nulla da aggiungere, se non che servirà fare grande, grandissima, chiarezza. Ai tempi di 23andMe nessuno si spaventò più di tanto del fatto che sotto lo stesso tetto vivessero persone che avevano accesso a due database distinti ma di grandissimo impatto sulla più intima privacy delle persone. Ora che questa realtà è stata “strutturata” all’interno di una vera e propria iniziativa imprenditoriale occorrerà approntare riflessioni più profonde e più mature. Più amare, per certi versi, ma necessarie.

Calico dovrà spiegare quali sono le opportunità, mentre il resto del mondo dovrà valutarne i rischi. Il resto del mondo (noi) lo farà pensando a PRISM, alle rivelazioni del Datagate (chi ricorda che Arthur Levinson era presente alla Casa Bianca ad una famosa cena con Barack Obama?), alle distorsioni che il concetto di privacy ha subito negli ultimi anni, e lo farà al tempo stesso cedendo poco alla volta alle lusinghe di chi promette l’elisir di lunga vita (per il quale non c’è prezzo e non c’è limite che regga). Ma sarà un percorso lungo, difficile, nel quale etica e tecnologia saranno nuovamente rimescolate alla ricerca di un nuovo ennesimo punto di equilibrio. Perché la biotecnologia è scienza, e la scienza è strumento, e lo strumento non è mai portatore di valori: chi lo usa, invece, si.

Galleria di immagini: A cena con Barack

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