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Fibra ottica, quasi pronto il regolamento scavi

Il regolamento dovrebbe essere approvato in settimana, ma Asstel critica la scelta del materiale per il ripristino delle minitrincee.

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Dopo oltre 9 mesi dalla pubblicazione del Decreto Crescita 2.0, sembra finalmente arrivata alla conclusione lo scontro tra il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). La bozza quasi definitiva del regolamento, che dovrà disciplinare le specifiche tecniche delle operazioni di scavo e ripristino per la posa di infrastrutture digitali in ambito urbano ed extraurbano, arriverà domani in Conferenza Unificata delle Regioni. Se il testo diventerà legge, gli operatori potranno iniziare i lavori necessari alla realizzazione delle reti in fibra ottica, utilizzando le minitrincee.

Il regolamento prevede l’uso di alloggiamenti esistenti per la posa delle infrastrutture digitali, eventualmente già utilizzati da altri sottoservizi (cunicoli, pozzetti, cavidotti e intercapedini). Se ciò non fosse possibile, le tecniche di scavo devono ridurre al minimo i danni alla sede stradale, per cui è preferibile effettuare i lavori in coordinamento agli interventi dell’ente gestore. Questo per evitare anche eccessivi disagi alla circolazione. La tecnica che soddisfa tutti questi vincoli è la minitrincea. Secondo il MISE, si risparmierebbero almeno 2 miliardi di euro rispetto alle tecniche tradizionali.

Il regolamento stabilisce che le minitrincee possono essere utilizzate liberamente sulle strade urbane. In quelle extraurbane è consentito lo scavo all’esterno della carreggiata (in banchina) ad una distanza non minore di 25 cm dal limite esterno della zona bitumata. Per lo scavo all’interno della carreggiata è invece necessaria l’autorizzazione dell’ente gestore.

In passato, gli operatori erano costretti al rifacimento dell’intera carreggiata e quindi a sostenere costi elevati (in pratica, il gestore ne approfittava per ottenere una manutenzione gratuita). Il regolamento fissa ora la larghezza massima del pezzo da ripristinare. In ambito urbano, la larghezza della fascia è pari a tre volte la larghezza dello scavo, mentre in ambito extraurbano è pari a cinque volte la larghezza dello scavo stesso, e comunque in tutti i casi non inferiore a 50 cm.

Prima dell’approvazione definitiva, il regolamento potrebbe però subire qualche modifica, in particolare gli articoli relativi al materiale da usare per il ripristino. Cesare Avenia, presidente di Asstel, ritiene che la malta cementizia non sia adatta ad una tecnica di scavo a basso impatto ambientale, come le minitrincee. Per lo scavo, la posa della fibra e il ripristino in un unico passaggio bisognerebbe utilizzare materiali innovativi. L’uso della malta cementizia renderebbe impossibile applicare le minitrincee.