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Il lato buono dei droni

In futuro i droni potrebbero essere impiegati per garantire la sicurezza e portare aiuti alle popolazioni in difficoltà: se ne parlerà al SGS 2013.

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Si è spesso portati a pensare ai droni come a sistemi concepiti esclusivamente per l’impiego in ambito bellico. Una visione che non può essere definita come del tutto sbagliata o fuorviante, soprattutto se si considerano gli utilizzi fatti da parte delle forze militari di tutto il mondo sui campi di battaglia. Tecnologie di questo tipo possono però rappresentare un mezzo efficace anche per portare soccorso o garantire la sicurezza delle popolazioni, come nel caso di Defikopter.

Sarà uno degli argomenti discussi in occasione del Social Good Summit 2013, in scena dal 22 al 24 settembre a New York. Nelle conferenze si parlerà ad esempio di come droni per il trasporto e la sorveglianza sono già attivi nei cieli di Repubblica Democratica del Congo, Haiti e Sudan, con l’obiettivo di fornire assistenza ai residenti laddove le infrastrutture pubbliche non rappresentano mezzi sufficienti nella lotta a traffici illeciti e ai crimini contro l’umanità. A questo proposito risulta interessante il punto di vista fornito da Andreas Raptopoulos, fondatore di Matternet, realtà che sfrutta gli optocopter (unità mosse da otto rotori) per portare informazioni e medicinali nei territori disastrati.

La tecnologia è neutrale. I droni sono stati associati a utilizzi negativi a causa del loro impiego in ambito militare. Penso che se ne possa fare anche un uso diverso. Sta a noi capirlo e far sì che possano operare in modo da risolvere grandi problemi.

In futuro potrebbe essere possibile impiegare droni o altri sistemi simili per fornire un aiuto concreto dove necessario. Uno scenario possibile, ma che necessita di un dialogo approfondito con le popolazioni coinvolte e dell’appoggio da parte delle autorità locali. In altre parole, nessuna tecnologia, per quanto avveniristica o ricca di potenziale, può risultare risolutiva se non supportato dall’impegno di tutte le parti in causa. Il primo passo da compiere potrebbe essere proprio quello di cui si è parlato in apertura: cambiare la mentalità delle persone a proposito dei velivoli comandati da remoto, facendo sì che possano essere visti in una luce positiva anziché esclusivamente come armamento bellico.