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Google Glass per le organizzazioni no profit

Cinque unità di Google Glass sono state donate ad altrettante organizzazioni no profit, per aiutarle a risolvere i problemi nella loro attività quotidiana.

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Gli occhiali per la realtà aumentata Google Glass sono un dispositivo dedicato non solo all’intrattenimento o alla produttività, ma tanto versatile da poter essere impiegato negli ambiti più svariati. Il gruppo di Mountain View ne dà oggi l’ennesima dimostrazione, donandone cinque unità ad altrettante organizzazioni no profit, che le impiegheranno nel corso della propria attività quotidiana. World Wildlife Fund, Samasource, GiveDirectly, Do Something e charity: water.

Dalla lotta alla povertà in Kenya alla mobilitazione dei più giovani per supportare cause importanti, questi gruppi sfrutteranno Glass nel lavoro di tutti i giorni. La loro speranza è quella di portare maggiore trasparenza e filantropia, colmando il divario che separa chi effettua le donazioni e le persone bisognose d’aiuto.

Il progetto rientra appieno negli obiettivi di Google Giving, attraverso il quale l’azienda californiana promuove e sostiene l’attività di numerosi gruppi no profit in tutto il mondo. Le cinque realtà coinvolte, secondo bigG, hanno già un’idea ben precisa su come sfruttare la tecnologia di Glass a loro vantaggio. È possibile che gli occhiali possano essere utilizzati per testimoniare l’attività svolta in prima persona, condividendo poi immagini o report con il mondo online.

L’ultimo aggiornamento software rilasciato per il dispositivo (XE10) ha introdotto la funzione Transit già vista in azione sugli smartphone, per consultare le informazioni relative ai trasporti pubblici come autobus, treni, metropolitana ecc. Dall’analisi di un APK è poi emersa anche il possibile supporto a nuovi comandi vocali, ad esempio per monitorare l’attività fisica dell’utente, lanciare veri e propri giochi oppure controllare la riproduzione dei brani musicali. Resta ancora incerto il periodo scelto da Google per il lancio: si è parlato più volte della primavera 2014, ma il termine potrebbe essere posticipato, soprattutto in Europa dove le normative vigenti in tema di privacy potrebbero rendere difficoltoso l’ingresso del prodotto sul mercato.