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WhatsApp a pagamento? Bufale e verità

WhatsApp, la nota app di messaggistica istantanea, è a pagamento ma solo dopo un certo periodo di tempo. Tante però le bufale che circolano in Rete.

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Inizialmente fruibile in via del tutto gratuita, WhatsApp è divenuta a pagamento prima su Android e Windows Phone, e successivamente anche su iOS. Quella che era inizialmente una vera e propria bufala si è trasformata in realtà a metà 2013, quando l’azienda sviluppatrice ha confermato l’introduzione di un modello a pagamento per l’uso dell’app dopo il primo anno (gratuito).

Update: Facebook ha acquistato WhatsApp e in futuro l’app potrebbe quindi realmente essere gratis.

Il modello è valido per tutte le versioni del servizio di messaggistica istantanea, ovvero quelle dedicate ai device Android, iOS e Windows Phone. WhatsApp si scarica gratuitamente e lo si può utilizzare senza alcun costo per dodici mesi, successivamente ai quali si dovrà sottoscrivere un abbonamento annuale dal prezzo di 0,79 euro. Sarà inoltre possibile optare per un abbonamento di tre o cinque anni, con differenti scontistiche.

Ci sono tre opzioni di pagamento disponibili nell’ultima versione di WhatsApp:

  • Google Wallet: pagamento con carte di credito oppure tramite addebito del credito dal proprio gestore telefonico. Solo alcuni operatori però offrono tale possibilità;
  • PayPal;
  • Via email: WhatsApp provvederà a inviare un messaggio con un link per effettuare il pagamento da un PC.

Le bufale

Due le bufale principali che in passato, quando ancora WhatApp era del tutto gratuita, hanno scatenato diverse polemiche tra gli utenti di tutto il globo. La prima vedeva la nota app pronta a diventare a pagamento a meno di non inviare un messaggio “di avviso” ad almeno dieci altre persone, così da dimostrare di essere “utenti fedeli”. Niente di più falso: lo sviluppatore aveva infatti dichiarato di non avere alcuna intenzione di far pagare per ogni singolo messaggio inviato e che non era interessato a sapere quale fosse la frequenza d’uso dell’app da parte di ogni singolo cliente.

Speciale: WhatsApp

L’altra bufala era quella del logo che diventava blu. Si è diffusa a macchia d’olio e, come l’altra, prevedeva l’invio del messaggio di avviso ad almeno dieci contatti. In questo caso il logo di WhatsApp sarebbe diventato blu, altrimenti l’alternativa era quella di procedere al pagamento. Altre varianti riportavano che il logo sarebbe diventato rosso o verde, o ancora che il servizio era già sovraccarico di clienti e, per tale motivo, coloro i quali erano intenzionati a usarlo ancora dovevano mantenere attivo il proprio account. Si trattava di una catena di Sant’Antonio, con il developer che ha smentito ufficialmente la notizia attraverso un comunicato.

WhatsApp non diventerà a pagamento, dunque: la compagnia continuerà a chiedere una tariffa di 0,79 euro all’anno dopo i primi dodici mesi di utilizzo gratuito. Chi comunque non è disposto a pagare dopo il primo periodo di prova può optare su altri servizi concorrenti, come WeChat, iMessage (solo utenti Apple), BlackBerry Messenger (ora disponibile anche per iOS e Android), ChatON, Line e Facebook Messenger: sono tutti fruibili a titolo gratuito.

Facebook compra WhatsApp: il futuro è gratis?

L’acquisto di WhatsApp da parte di Facebook può essere una buona notizia per chi ambisce ad avere WhatsApp gratis. Il gruppo di Mark Zuckerberg ha infatti fatto sapere di non aver serie intenzioni a proposito dell’estensione del numero di utenti a pagamento, il che potrebbe significare un modello di business in grado di abbandonare questo tipo di filosofia. Il tempo di veder autorizzata l’operazione dalle autorità competenti, insomma, e poi l’abbonamento potrebbe scomparire.

Speciale: WhatsApp
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