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Destinazione Italia per attrarre investimenti

Il testo unico per rimuovere gli ostacoli burocratici agli investimenti esteri è soggetto a consultazione online. Stesso metodo applicato per le startup.

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Si parlato di investimenti dall’estero in Italia oggi al TAG di Milano, con gli autori di “Destinazione Italia”, una serie di misure raccolte in un solo testo di riforma aperto fino a dicembre alla consultazione pubblica. Il modello delle norme sulle startup viene proiettato su un’altra scala sperando di rimuovere gli ostacoli alle qualità attrattive del Belpaese.

Vedere startup che dall’estero vengono in Italia? Considerando la situazione di partenza, si sarebbe pronti a non scommetterci un euro, ma Stefano Firpo e Alessandro Fusacchia, temprati dall’esperienza comune in Restart Italia, ci credono eccome e hanno elaborato Destinazione Italia per intervenire in forma integrata (ministeri agli Esteri e Sviluppo Economico) in tutti gli elementi burocratici, dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca, dal rafforzamento della rete estera al miglioramento della reputazione, che si frappongono all’obiettivo di aumentare la quota di investimenti esteri. Ferma a un misero 1,6% dello stock mondiale.

Il dibattito a Milano

Ospiti dello spazio di coworking di Milano, i due tecnici ministeriali già protagonisti del convegno a SMAU sullo stato dei lavori in merito alle startup italiane, si sono confrontati sia dal vivo che in collegamento streaming con sette consolati italiani all’estero. In sede c’erano Antonio Aloisi, Consulta delle Università e Accademie milanesi, Alessandro Rimassa, IED, Andrea Rangone, Politecnico di Milano e Davide Dattoli, fondatore del TAG, Stefano Nigro, Invest in Lombardy e Giacomo Biraghi, Tavoli Tematici Expo 2015. Tutto moderato dal giornalista del Corriere Massimo Sideri. Si è parlato delle 50 misure divise in 4 categorie della piattaforma:

Misure di genere molto diverso che riguardano anche le PMI, le università e la grande occasione di Expo2015. Un testo (PDF) che potrebbe essere già velocemente applicato, almeno in alcune sue parti, tuttavia sarà ancora oggetto di una consultazione pubblica prorogata fino a dicembe. La ragione è ben spiegata dallo stesso Firpo:

Questo progetto ha bisogno di una forte spinta dal basso, così come era avvenuto con le norme sulle startup. Perché soltanto così si può influenzare l’agenda politica e reggere agli scossoni di questi tempi.

I tempi e le modalità

I risultati della consultazione, che si alimenta sia di proposte che di compilazione di questionari, confluiranno in un rapporto che sarà pubblicato online dalla Presidenza del Consiglio e saranno opportunamente integrati nella versione finale del piano, le cui misure saranno attuate dal governo nel corso della legislatura. Quindi tempi e modalità sono abbastanza ristretti: un mese ancora per accogliere le osservazioni e produrre un testo organico che dovrebbe poi fare parte di una serie di decretazioni e di norme attuative.

Soldi ce ne sono pochi. Anche il fondo dei fondi è mera lettera. Nella sostanza, quello che si può fare oggi a livello politico è modificare il più possibile le legislazioni vigenti, anche eliminandone delle parti, riscrivendole, saltando dei procedimenti – ad esempio quello della conferenza dei servizi – che sono antidiluviani rispetto alle esigenze delle imprese. Un enorme lavoro di semplificazione a costo zero che si pone l’obiettivo di costruire le condizioni di partenza migliori possibili. Lasciando che sia l’economia, e l’eventuale ripresa, a fare il resto.