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Buzzoole: la startup fa mercato cogli influencer

Viene dal sud una startup sulla quale 56CUBE investe 180 mila euro. Buzzoole si occupa della reputazione online e può diventare più e meglio di Klout.

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Dal sud con furore, Fabrizio Perrone e il suo staff hanno ricevuto un seed di investimento da parte del venture incubator 56CUBE, espressione di Digital Magics, per la loro startup, Buzzoole. Nata un anno fa e sostenuta dal programma BizSpark di Microsoft, ora comincia a pensare sul serio al proprio sviluppo. Si occupa di una materia strana, l’IEO (Influence engine optimization).

Buzzoole si basa su una intuizione brillante: può esistere anche un mercato degli influencer se si permette alle imprese di identificarli qualitativamente. Da qui la piattaforma, basata su un algoritmo e una tecnologia innovativi capaci di generare passaparola su prodotti e servizi, premiandoli con offerte dedicate come sconti, test di prodotti, inviti esclusivi. Dopo essere stata premiata da PoliHub come startup più innovativa in ambito Big Data, ed essere arrivata alle finali di molti contest prestigiosi quest’anno (Web Summit e Mind the Bridge su tutti), è arrivata la buona notizia dei 180 mila euro di accelerazione dello sviluppo, ai quali l’incubatore affianca i propri servizi tecnici, finanziari, di mentorship e di marketing.

Fabrizio Perrone, Fondatore e CEO di Buzzoole, è decisamente entusiasta:

Diventare una startup di 56CUBE ed entrare all’interno di un network di alto livello come quello di Digital Magics rappresenta per noi un momento fondamentale, che ci dà la motivazione e gli strumenti per continuare a metterci in gioco ancora di più e affrontare il mercato. Stiamo già lavorando, con il supporto dei due venture incubator, per lo sviluppo tecnologico e strategico di Buzzoole: a breve rilasceremo la versione beta della nostra piattaforma e stiamo contattando importanti operatori industriali, ma anche piccole e medie imprese, per presentare gli elevati vantaggi competitivi dei nostri servizi.

L’ottimizzazione

L’ottimizzazione promessa da Buzzoole diventa una moneta di scambio concreta sul mercato, dunque vuole fare del buzz un ad, cioè dell’influenza nel flusso in Rete un vettore pubblicitario. Come? Semplice: gli algoritmi vengono messi al servizio di una ricerca di mercato, non dell’influencer individuale, aiutando a pianificare in modo più originale le proprie campagne. Uno stile di marketing non-convenzionale che si riconosce nel fondatore, già startupper di Fan Media. La questione sta tutta nel vedere se l’influenza di qualcuno può essere premiata per scopi economici, imitando Google AdWords. Buzzooole, infatti, non si limita, come Klout, a calcolare la popolarità: considera l’autentica influenza di alcuni utenti su base geografico-tematica, puntando sull’interesse dell’influncer ad occuparsi di un tema che conosce bene, anche quando questo significa partecipare a un obiettivo commerciale. Ma la soluzione è l’automatismo della piattaforma e la flessibilità del budget per i marchi. In pratica, non c’è più bisogno (o quasi) di un digital PR.

Fonte: Buzzhole • Notizie su: ,