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Google, 17 milioni per chiudere il caso Safari

Stretta di mano tra Google e 37 stati americani: il gruppo patteggia nel "caso Safari", mettendo mano al portafogli e versando altri 17 milioni di dollari.

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Il “caso Safari” costerà a Google altri 17 milioni di dollari, che si vanno così ad aggiungere ai 22,5 milioni già versati lo scorso anno nelle casse della Federal Trade Commission. Il gruppo di Mountain View ha firmato un nuovo patteggiamento, facendo così decadere le accuse mosse da ben 37 stati americani in merito al tracciamento non autorizzato degli utenti mediante la creazione di cookie nella versione mobile del browser.

Il motore di ricerca avrebbe infatti aggirato le impostazioni relative alla privacy dei navigatori tra il giugno 2011 e il febbraio 2012, creando file all’interno dei dispositivi in modo da conoscere le abitudini online delle persone, senza però ottenere prima il loro consenso. L’azienda non ha mai ammesso in modo esplicito la propria responsabilità, limitandosi a dichiarare più volte di aver preso i dovuti provvedimenti affinché i cookie fossero rimossi dai browser di Apple, specificando al tempo stesso di non aver mai salvato o archiviato dati personali.

L’accordo è stato svelato pubblicamente nella mattinata di ieri, chiudendo così definitivamente una vicenda durata quasi due anni. Nell’occasione Google ha sottoscritto un documento in cui si impegna a non utilizzare nuovamente codice in grado di aggirare le impostazioni dei browser contro la volontà degli utenti, a meno che non si tratti di risolvere falle relative alla sicurezza, potenziali frodi informatiche o problemi di natura tecnica. Il gruppo californiano si è inoltre impegnato a fornire informazioni più complete e dettagliate a proposito dell’utilizzo dei cookie per i prossimi cinque anni.

Stando a quanto riportato da Reuters, nel corso del 2012 la società ha raccolto 50 miliardi di dollari, dunque la spesa necessaria a finalizzare il patteggiamento difficilmente andrà a pesare sulla salute economica di bigG. In gioco c’è però la reputazione del gruppo, tra i protagonisti più importanti del panorama Web e da sempre impegnato per rendere trasparente la propria attività agli occhi degli utenti, nonostante alcuni passi falsi come quello in questione o la pratica di wardriving durante la mappatura del territorio per Street View.

Fonte: Reuters • Notizie su: ,