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23andMe, il servizio è dimezzato

23andMe non potrà più fornire il servizio con cui interpretava il DNA per conto dei propri utenti, segnalando possibili patologie di origine genetica.

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23andMe deve fare i conti con la realtà: il monito della U.S. Food and Drug Administration non può più essere ignorato ed il gruppo ha spiegato così cosa succede d’ora innanzi. Dettagli a parte (disponibili nei paragrafi successivi), una cosa è certa: gran parte del potenziale del servizio è disinnescato, il che mette in bilico la sussistenza stessa del progetto.

23andMe ha ricevuto nelle settimane scorse una chiara ammonizione dalle istituzioni di controllo: il gruppo non doveva più vendere i propri kit di analisi del DNA poiché il servizio non ha mai ottenuto le necessarie certificazioni. Ad essere messa in dubbio, soprattutto, è stata l’interpretazione dei dati ricavati dalla lettura del codice genetico: tale passaggio è il più delicato in quanto apre a “diagnosi” di particolare sensibilità e si espone facilmente alle conseguenze di falsi positivi o falsi negativi. Le conseguenze sulla psiche dell’utente potrebbero in questi casi essere gravi, determinando ipocondria o sottovalutazione di eventuali sintomi: lo stop intimato dalla FDA nasce dalla preoccupazione di una filiera non controllata che, tramite la 23andMe, possa portare ad una trattazione troppo superficiale di tutto quanto concerne l’uso dei dati ricavati dall’analisi del DNA.

23andMe ha comunicato le conseguenze dello stop imposto dall’autorità statunitense:

  1. Tutti coloro i quali erano clienti 23andMe prima del 22 novembre 2013 continueranno ad avere accesso alle proprie informazioni (codice genetico e interpretazioni dello stesso in base alle ricerche correlate);
  2. Tutti coloro i quali hanno acquistato il kit prima del 22 novembre 2013 riceveranno l’accesso a medesimi dati, sulla base di quanto promesso in sede di vendita del kit;
  3. Tutti coloro i quali acquisteranno il kit dopo il 23 novembre 2013 potranno avere una lettura “grezza” del codice genetico, potranno avere informazioni circa l’eredità genetica ricevuta e le proprie discendenze, ma non riceveranno più le interpretazioni di natura clinica legate alle anomalie riscontrate nel DNA.
  4. Chi ha acquistato il kit a partire dal 23 novembre 2013 ha la possibilità di chiedere il rimborso invece di accedere al servizio.

Queste le conseguenze immediate, ma non saranno le uniche: 23andMe è ora un servizio zoppo e non potrà proseguire il proprio cammino senza cambiare radicalmente la propria impostazione. La stampella “Google”, infatti, da un po’ si è defilata e non potrà più soccorrere l’azienda fondata da Anne Wojcicki.

Fonte: 23andMe • Immagine: Ian Ruotsala • Notizie su: