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Xbox One non sarà l’ultima console di Microsoft

Phil Spencer di Microsoft non pensa che il cloud gaming possa rimpiazzare le piattaforme hardware, almeno non fino alla prossima generazione di console.

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La recente presentazione di PlayStation Now durante il CES 2014 non ha fatto altro che confermare una tendenza innescata ormai da tempo: le tecnologie legate al cloud gaming e l’impiego dei dispositivi mobile stanno rivoluzionando il mercato videoludico. Secondo Phil Spencer di Microsoft questo non sarà però sufficiente a mettere fuori gioco le console vere e proprie, che ormai da decenni stazionano nei salotti dei videogiocatori. Almeno non nel giro di pochi anni.

Intervenuto su Twitter per rispondere alla domanda di un utente (“Pensi che Xbox One sarà l’ultima console così come la intendiamo oggi?”), Spencer ha detto la propria sulla questione, con il post riportato in forma tradotta di seguito. Nei progetti a lungo termine del gruppo di Redmomd potrebbe dunque rientrare un’ipotetica Xbox Two, che pur sfruttando le potenzialità offerte dalla Rete per la fruizione di contenuti multimediale, l’interazione con i social network ecc. continuerà ad essere principalmente basata sull’elaborazione in locale.

Non credo. Penso che il computing in locale rimarrà importante ancora per molto tempo.

La diffusione del cloud gaming dipende infatti in primo luogo dalla qualità delle infrastrutture per la connettività messe a disposizione dei giocatori e, come ben sappiamo anche nel nostro paese, la piaga del digital divide non è ancora stata del tutto debellata. In caso di rallentamenti o banda instabile, piattaforme come Gaikai e OnLive mostrano tutti i propri limiti, mentre un hardware collegato direttamente al televisore può funzionare senza problemi anche in totale assenza di accesso a Internet.

Per la prossima generazione videoludica (se ne riparlerà non prima del 2018) è dunque lecito attendersi ancora una volta console dotate di processore. GPU e RAM che si occuperanno di gestire comparto grafico e intelligenza artificiale. Più avanti, ovvero ad oltre un decennio da oggi, le cose potrebbero invece cambiare radicalmente.

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