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Salvare le api con la tecnologia

Monitorare gli spostamenti delle api con la tecnologia RFID potrà evitare l'estinzione della specie, salvando così un insetto fondamentale per il pianeta.

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Spesso si parla di come l’evoluzione tecnologica possa influire negativamente sulla salute dell’ambiente, soprattutto discutendo delle implicazioni derivanti dalla produzione dei dispositivi e dal loro smaltimento alla fine del ciclo di utilizzo. In altre parole, smartphone, tablet e altri prodotti ormai entrati a far parte della vita di tutti i giorni per miliardi di persone, rischiano di avere un impatto negativo sulla salute del pianeta. Talvolta la ricerca e lo sviluppo di soluzioni hi-tech possono però anche essere di beneficio per la Terra.

È quanto auspicano i ricercatori australiani del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), che hanno messo a punto un sistema finalizzato a trovare un rimedio efficace alla Sindrome dello Spopolamento degli Alveari, o Colony Collapse Disorder per dirla all’inglese. Si tratta del fenomeno che da alcuni anni si verifica in tutto il mondo in modo sempre più grave, spingendo gli sciami di api ad abbandonare il proprio alveare per andare altrove senza farvi mai più ritorno. Si calcola che in alcuni paesi questo abbia portato ad una riduzione di circa il 50% nel numero di insetti. Un problema che dovrebbe interessare anche coloro che non hanno una spiccata sensibilità ambientalista o animalista, in quanto senza queste piccole e instancabili lavoratrici la produzione di alimenti come pomodori, mandorle, fagioli, limoni e ovviamente miele (solo per citarne alcuni) sarebbe pressoché impossibile.

Il chip RFID applicato al dorso delle api non modifica il loro comportamento abituale

Il chip RFID applicato al dorso delle api non modifica il loro comportamento abituale (immagine: CISRO).

Nessuno fino ad oggi ha avuto modo di capire cosa spinge le api a commettere quelli che sembrano dei veri e propri suicidi di massa ingiustificati. Si è ipotizzato un disorientamento dovuto ai campi elettromagnetici generati dai ripetitori per network mobile oppure ad un allontanamento dovuto all’uso di pesticidi, ma mancano le certezze. Il team del CSIRO ha pensato di monitorare gli spostamenti impiantando un piccolo elemento RFID sul dorso di 5.000 insetti (provvedendo ad abbassare per qualche minuto la loro temperatura corporea e a una leggera “tosatura” laddove necessario) nella regione della Tasmania, così da poterne controllare la geolocalizzazione in tempo reale.

Capire quale sia la destinazione delle api e in che modo questa viene raggiunta aiuterà a comprendere anche ciò che causa il fenomeno, così da poter intervenire prima che sia troppo tardi. I ricercatori nel frattempo sono impegnati anche nella miniaturizzazione delle componenti impiegate: dai 2,54 mm di oggi si passerà a 0,1 mm, per avviare lo stesso tipo di studio anche su mosche e sui moscerini della frutta.

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  • 21/01/2014 alle 10:43 #317051

    xeryan
    Membro

    2,54mm sono davvero tanti su un insetto (guardando la foto)

    21/01/2014 alle 15:49 #317189

    Cristiano Ghidotti
    Participant

    Sì. I ricercatori affermano che questo non va a modificare il comportamento dell’insetto e così è stato riportato nell’articolo, ma ammetto che qualche legittimo dubbio è sorto anche a me.

    Si spera nella miniaturizzazione, dunque: la promessa (come si legge in chiusura), è quella di arrivare entro breve tempo a 0,1 mm.