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Boldrini, M5S, Juventus e Inter

Lo scontro tra M5S e la Boldrini prima, Juventus-Inter poi: una domenica che è una chiave di lettura per evitare di scadere in pericolose generalizzazioni.

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Dopo le parole di Laura Boldrini a “Che tempo che fa”, c’è la tentazione di evitare il commento per fare in modo che il flame possa spegnersi e tutto possa rientrare negli argini in tempi brevi. Tuttavia non si può far passare il tutto senza limare qualche spigolo di troppo, perché il rischio è che il tempo riporti alla luce antichi timori, antichi bavagli, antiche rivalse e antichi (e maldestri) tentativi di creare regole ad hoc per il Web.

Laura Boldrini ha dipinto un quadro di tutta gravità: offese sessiste, insulti diretti, volgarità disseminate tra blog e social network. Tuttavia, ha compiuto un passo ulteriore che cambia completamente il merito della sua accusa:

[…] Sono potenziali stupratori.

Il Presidente della Camera punta infatti il dito contro Beppe Grillo e il suo blog: il comico è accusato di “istigare alla violenza”, poiché la reazione tra i commenti è tutta all’insegna dell’attacco (spesso di natura sessista) nei confronti della diretta interessata. Ed essendo tali insulti di natura sessista, la Boldrini vede nei commentatori dei “potenziali stupratori”.

Il nostro commento non vuol difendere né l’una, né l’altra parte. Le righe seguenti non voglioni prendere le parti né di Grillo, né della Boldrini. Questo intervento vuol però tracciare un solco e ricordare quali siano i rischi nell’accusarsi vicendevolmente di fascismo o di antifascismo, soprattutto in un paese che ha già pagato caro e salato sia il conto di una parte che il conto dell’altra. Vogliamo difendere il Web e le sue potenzialità, a prescindere da tutto il resto. Perché una arringa difensiva è necessaria laddove l’accusa si spreca.

Ma forse è inutile tornare a ribadire vecchi concetti (sui quali noi che scriviamo e voi che leggete siamo d’accordo ormai da troppo tempo), dunque meglio è provare una volta tanto ad appigliarsi all’esempio: a quello più semplice e popolare, nonché quello più italiano per eccellenza, perché possa andare anche oltre chi ben conosce il Web e sa quindi giudicare con maggior equilibrio quel che vi succede da sempre tra flame, troll, torpiloqui e quant’altro.

Proviamo a partire quindi da una cosa più terra terra, ma forse proprio per questo più utile per capire al di là di qualsiasi sovrastruttura: proviamo a partire da una partita di pallone.

Juventus-Inter

Torino, 2 febbraio 2014: ieri. Sta per iniziare Juventus-Inter. Il pullman della squadra ospite si avvicina allo stadio e viene pericolosamente colpito da un grosso sasso e da qualche uovo. Si sarebbe potuta chiudere una curva intera, ma sarebbe stato inutile. Si sarebbe potuta accusare una tifoseria intera, ma sarebbe stato stupido. Si sarebbe potuto urlare allo scandalo, fomentando ancor di più gli animi mentre la sfida stava per avere inizio, ma si sarebbe aggravata una tensione già nota. Si sarebbe potuto vedere in qualsiasi tifoso un potenziale assassino, ma sarebbe stato del tutto fuorviante. Si sarebbe potuto chiudere uno stadio intero (come spesso qualcuno ha suggerito e tentato di fare), ma si sarebbe soltanto fermato lo spettacolo senza far nulla per isolare la violenza e i suoi interpreti.

Invece si è fatto altro. Chi ha lanciato le uova è stato stigmatizzato dalle persone più intelligenti, vedendo in quell’atteggiamento rancoroso uno sfoggio di debolezza propria più che uno slancio di reale violenza. Le forze dell’ordine hanno identificato chi ha lanciato il grosso sasso e lo hanno immediatamente fermato. I tifosi sono poi fluiti all’interno dello stadio e tutto è proseguito senza tensioni ulteriori.

Non serve spiegare alcun dettaglio della metafora. Perché, semplicemente, ci son cose giuste e ci son cose sbagliate, a prescindere dall’appartenenza e al di fuori di qualsiasi strumentalizzazione o generalizzazione. Serve senno e ragionevolezza in ogni azione e in ogni parola, nonché autocontrollo e tolleranza, soprattutto quando si è a certi livelli e si parla in certi contesti. Serve intelligenza analitica, soprattutto quando si è in sedi istituzionali o alla guida di megafoni come tv o giornali. Serve semplicemente consapevolezza di certe dinamiche, di come nascono e come evolvono.

Il rispetto per le istituzioni, la buona educazione, un’etica politica profonda, una maggior apertura al dialogo: ingredienti di questo tipo consentirebbero di alleviare le tensioni che la situazione economica e politica del paese mettono invece in grande fibrillazione. Purtroppo non son questi ingredienti disponibili oggi, dunque l’importante è non scadere almeno in alcuna deriva: né nella violenza, né nella censura. Né nell’istigazione alla violenza, né nella censura preventiva.

Né l’una, né l’altra parte: semplicemente, nel rispetto di ciò che è giusto e di ciò che non lo è.