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Mano bionica ripristina il tatto di un amputato

Ricercatori guidati da un ingegnere italiano hanno realizzato una protesi che permette di riconoscere forma, dimensione e durezza degli oggetti.

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Dennis Aabo Sørensen è il primo amputato nel mondo a percepire informazioni sensoriali quasi-naturali in tempo reale, grazie ad una mano protesica collegata chirurgicamente ai nervi del suo arto superiore. La tecnologia bionica è stata sviluppata dall’ingegnere italiano Silvestro Micera e dal suo team presso l’EPFL (Svizzera) e l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. I risultati della ricerca, parte di un progetto denominato LifeHand2, sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine.

Sørensen ha perso la mano sinistra nove anni fa, a causa di un incidente. Il 26 gennaio 2013, il ragazzo danese ha subito un intervento chirurgico presso il Policlinico Gemelli di Roma, dove un gruppo di chirurghi e di neurologi ha impiantato gli elettrodi transneuronali all’interno dei nervi ulnari e mediani del suo braccio sinistro. Dopo 19 giorni di test, Silvestro Micera e il suo team hanno collegato la protesi agli elettrodi. La protesi integra diversi sensori che rilevano informazioni relative al contatto con gli oggetti. La tensione misurata all’interno dei tendini artificiali che controllano il movimento del dito viene trasformata in corrente elettrica. Mediante sofisticati algoritmi, il segnale elettrico viene convertito in un impulso che i nervi riescono ad interpretare, ripristinando così il senso del tatto.

Grazie alla protesi, il 36enne danese ha riconosciuto durezza, forma e dimensione di diversi oggetti (un pezzo di legno, un bicchiere di plastica, un pacco di cotone, una bottiglia di vetro e un mandarino), indossando una benda sugli occhi e tappi per le orecchie. Sørensen ha potuto controllare la forza esercitata dalla mano bionica mentre manteneva gli oggetti.

Micera sottolinea che la mano bionica vista nei film di fantascienza è ancora lontana. Tuttavia, i risultati ottenuti aprono a possibilità molto promettenti a favore degli amputati. Nel giro di pochi anni a partire da adesso, questa tecnologia potrebbe diventare clinicamente disponibile. Il passo successivo dello studio prevede la possibilità di impiantare elettrodi che possano durare anni (per motivi di sicurezza imposti dagli attuali processi clinici, gli elettrodi sono stati rimossi dopo 30 giorni). Ciò comporta la miniaturizzazione dei sistemi elettronici di reazione sensoriale. Inoltre, gli scienziati perfezioneranno la tecnologia sensoriale per migliorare la risoluzione del tatto.

Fonte: The Verge • Notizie su: