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Catasto delle reti: approvato emendamento M5S

Con un'approvazione tripartisan, è passato l'emendamento dei M5S al Decreto Destinazione Italia che prevede la creazione del catasto delle reti

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È stato approvato un importante emendamento del decreto Destinazione Italia inerente agli incentivi alle start up e alla banda larga. Tale emendamento, pensato dall’onorevole Mirella Liuzzi del Movimento 5 Stelle e sviluppato con la collaborazione di PD e SC, chiedeva la mappatura di tutte le reti private e pubbliche italiane e che tali dati fossero di libero accesso.

L’approvazione è stata possibile grazie al voto favorevole dei M5S, del Partito Democratico e di Scelta Civica.

Aspetto positivo è sicuramente la collaborazione tripartisan allo sviluppo dell’emendamento, che prefigura un largo accordo su questo tema. Del resto, l’idea di creare un catasto delle reti per favorire soluzioni innovative per risolvere il problema del digital divide in Italia è un concetto non troppo lontano da quello espresso da Matteo Renzi nel suo programma politico per le Primarie del 2012. Dell’urgenza della creazione di un catasto delle reti, ne parlava al Fatto Quotidiano, poco tempo fa, la stessa Mirella Liuzzi che spiegava come sia dal 2011 che non si parla più di catasto delle reti, ma che intanto la digitalizzazione non si è certo arrestata e le regioni hanno proseguito in ordine sparso e disordinato con i loro rispettivi progetti.

Avere a disposizione un catasto aggiornato delle reti d’accesso a banda larga può permettere di accelerare la digitalizzazione dell’Italia andando a utilizzare quei network già presenti, ma ancora sotto utilizzati o non utilizzati per niente. Maggior ordine per una allocazione più logica delle risorse, al fine di ridurre gli sprechi ed ottimizzare gli investimenti: l’obiettivo è chiaro e valido, resta da capire come il tutto sarà realizzato e con quali tempistiche.

Del resto, anche l’Antitrust e l’AGCOM hanno avviato un’indagine conoscitiva sul mercato della banda larga e ultra-larga per stimolarne la crescita. Un’indagine che, come spiega Antonio Nicita, Commissario AGCOM, consentirà di

mostrare la pluralità delle opzioni possibili, la credibilità e la tempistica dei vari piani annunciati dalle imprese, i possibili modelli e livelli di coinvestimento – incluso il famoso “scorporo” che è una delle opzioni possibili – la relazione tra concorrenza e coordinamento, anche geografico, degli investimenti. Il tutto facendo attenzione non solo alla concorrenza statica ma a quella dinamica che può svilupparsi in ciascuno degli scenari.

Tutto questo per rispettare gli obiettivi dell’Agenda Digitale del 2020, obiettivo fondamentale che pone l’Italia di fronte a problematiche da non sottovalutare: il Rapporto Caio di recente presentazione ha dimostrato come l’Italia abbia ancora molta strada da fare in tal senso.

Immagine: LatinaPress • Notizie su: ,