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Utenti Mac più aggiornati di quelli Windows

Gli utenti Mac sono quattro volte più inclini a installare e usare l'ultima versione del sistema operativo disponibile, rispetto alla controparte Windows.

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I Mac rimangono ancora un fenomeno di nicchia rispetto all’elevatissima distribuzione dei PC Windows, ma quando si parla di aggiornamento della piattaforma, OS X non ha davvero rivali. Secondo un’indagine di ComputerWorld, infatti, gli utenti targati mela morsicata sono quattro volte più inclini a utilizzare l’ultima build del sistema operativo disponibile rispetto alla controparte Windows. E le motivazioni non sono sempre così immediate come potrebbero apparire.

L’analisi si esplica su un periodo di tempo molto lungo, dal 2001, per comprendere quanti utenti siano rimasti al sistema operativo trovato abbinato al computer acquistato e quanti, invece, abbiano deciso di effettuare un aggiornamento. A quanto sembra, Microsoft è riuscita a convincere solo l’11.6% dei vecchi utenti a passare alle versioni più recenti del software, contro il 41.6% dei clienti di Apple. E non è tutto, perché se il lasso temporale viene ridotto a pochi anni, quasi la totalità dei computer a marchio mela sfruttano le ultime due release di OS X. In altre parole, il rapporto d’aggiornamento tra Windows e OS X è di ben 1 a 4.

E nonostante l’intero ammontare dei Mac in circolazione ottenga poco più dell’8% del mercato, con Windows che sfiora facilmente l’80%, il divario tra Windows 8 e OS X Mavericks in proporzione non è affatto così abissale. Tutta la famiglia di OS X è installata su all’incirca 133 milioni di macchine, di cui quasi 58 milioni dispongono di Mavericks. Windows 8 è invece installato su 184 milioni di computer – più di tutti i Mac nelle mani degli utenti – ma il numero totale di PC è infinitamente più alto e supera senza problemi qualche miliardo di unità. Se confrontati in proporzione, perciò, OS X Mavericks ha un tasso di penetrazione di quattro volte più alto fra gli utenti Mac di quanto Windows 8 non abbia fra quelli Windows.

Le ragioni non sono difficili da comprendere, anche se forse non appaiono sempre immediate. Innanzitutto i costi: OS X Mavericks è distribuito gratuitamente, un fatto che di per sé invoglia i clienti all’aggiornamento, ma sin da Snow Leopard in quel di Cupertino si è comunque inseguita una politica low cost, con all’incirca una quindicina di euro per copia acquistata. Anche Microsoft in tempi recenti ha proposto i suoi sistemi operativi a prezzi super-appetibili, ma solo in caso di upgrade o per periodi di tempo limitati, lasciando quindi fuori una gran fetta di consumatori – la più grande – che non sempre sono informati su questo tipo di promozione. Poi, la fiducia: in generale, sebbene le eccezioni esistano, l’aggiornamento di OS X è un processo indolore e il cliente è praticamente certo di non perdere i suoi dati nonostante il cambio di sistema operativo. Fra gli utenti Windows, invece, si paleserebbe spesso il timore di imbattersi in incompatibilità e rallentamenti, nella necessità di formattazione e backup, in un processo che non sempre è a prova di nervi. Infine, l’hardware: Apple ha il vantaggio tecnologico di poter definire a priori che tipo di hardware verrà utilizzato da OS X, producendo in casa computer e sistema operativo. Microsoft, invece, si deve adattare a una moltitudine di produttori e configurazioni diverse, un fatto che fisiologicamente rende gli upgrade più complessi.

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