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Webtax in vigore? Dipende da Renzi

Il ritiro del decreto SalvaRoma scompagina il destino della Webtax. Ora ci vuole un nuovo decreto. Tocca al nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

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Quando ieri il governo Renzi ha deciso di ritirare il decreto “Salva Roma”, per i troppi emendamenti delle opposizioni, si sono levate delle voci sull’annullamento della proroga alla Webtax, alimentate dai suoi più pervicaci sostenitori. Si tratta di un classico flame della Rete, che si è propagato incontrollato, ma che ha un fondo di verità: contrariamente a quello che si pensava, il provvedimento era stato congelato dal milleproroghe, diventato ieri legge al Senato, ma quando decadde il decreto salva Roma non tutto venne importato nell’altro. Quindi Renzi ha in mano il destino della webtax.

L’incredibile vicenda della #webtax è legata all’equivoco scatenato dal discutibile comportamento del governo Letta, un esecutivo che su questa come su altre questioni si era trovato in tale confusione dall’aver ceduto alla tentazione del moltiplicare la decretazione. Il vizio della decretazione urgente, com’è noto, consente spesso anche di ripetere le stesse cose, gli stessi articoli, in decreti diversi. Così la webtax è diventata un tormentone, perché inserita nella legge di Stabilità, congelata nel milleproroghe, emendata – ma non ha funzionato – in Destinazione Italia. Ieri, la deputata cinquestelle Mirella Liuzzi ha denunciato il fatto che l’articolo sulla proroga della webtax era ripreso pari pari anche nel decreto salva Roma. Questo ha provocato l’accusa che l’ostruzionismo delle opposizioni avrebbe così riportato in vita e immediato vigore l’invenzione di Francesco Boccia.

Perché la webtax torna in vigore

Per comprendere quello che è successo bisogna spendere qualche parola e dotarsi di una certa pazienza. Il differimento del comma 33 dell’articolo 1 della legge di stabilità era inserito nel DL 151/2013, dove «si rinvia al 1° luglio 2014 (dal 1º gennaio 2014) l’applicazione delle disposizioni recate dal comma 33 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2014, concernente l’acquisto di spazi pubblicitari on-line». Nel raffronto tra le disposizioni della legge di stabilità e il DL 151 non viene fatta salva la webtax, che quindi è almeno in linea teorica confermata e non più procrastinata al 1° luglio.

L’equivoco del Milleproroghe al Senato

Oggi alcune agenzie e giornali hanno considerato il voto al Senato del Milleproroghe come la riconferma della sospensione della webtax. Ma se si legge il testo della legge non si trova affatto la webtax, perché essa era contenuta nel decreto Salva Roma, il 151/2013, che riproponeva anche alcune disposizioni della legge di stabilità la cui procedura di conversione in legge non si era conclusa per il ritiro dello stesso da parte del governo. Tra i quali proprio il comma 33 dell’articolo 1. Basta controllare i 14 articoli del DL 150/2013 per scoprirlo: la webtax non c’è.

Le dichiarazioni di Boccia


Il comma 33 obbliga chi intende acquistare servizi di pubblicità online ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana ed è parte di un intervento che Francesco Boccia si è parecchio affrettato a sostenere, adducendo ai risultati – effettivamente positivi – degli strumenti di pagamento tracciabili che riportino i dati identificativi del beneficiario. La parte concretizzata dalla webtax futura riguarda l’obbligo di partita iva italiana, sul cui gettito è praticamente impossibile dire qualcosa di certo. Ma le dichiarazioni di Boccia rilasciate a Radio24 sono chiare:

La tracciabilità ha già portato alle casse del nostro Paese oltre 130 milioni. L’anno scorso le stesse aziende tutte insieme avevano pagato 6 milioni. Io vorrei che le multinazionali del web pagassero e magari il salumiere, il commerciante e il barista pagassero molto meno.

I commenti negativi

Molto duri i commenti di alcuni avversari storici della webtax, come Guido Scorza:

Lo scenario è davvero grottesco. Da sabato saremo un Paese fuori legge, popolato da imprenditori anch’essi fuori legge. Sembra un paradosso ma non lo è. L’Italia, sabato, con l’entrata in vigore della webtax violerà inesorabilmente il diritto dell’Unione Europea che stabilisce che una legge come quella in questione, prima di entrare di entrare in vigore, debba essere comunicata alla Commissione Ue alla quale devono essere lasciati novanta giorni per fare le proprie valutazioni.

Anche la stessa deputata Mirella Liuzzi si difende dall’accusa mossa al M5S di aver fatto ostruzionismo al decreto dando così una chance alla webtax:

Sono loro ad aver voluto la webtax e ora è colpa nostra? Avevo presentato in Destinazione Italia un emendamento, e l’hanno bocciato.

Unica possibilità, un nuovo decreto

A questo punto, la webtax – che è bene ricordare è attenzionata da alcune denunce presso la Commissione Europea – potrebbe essere rimandata soltanto da un nuovo decreto del governo, che dovrebbe intervenire entro domani. Molti pensano che con ogni probabilità Renzi interverrà con un decreto urgente – c’è da pensare agli alluvionati in Sardegna, ad esempio – e che questa potrebbe essere l’occasione per ribadire lo spostamento della webtax a luglio e così avere il tempo di capire meglio cosa intende fare il governo rispetto al dibattito europeo sul tema del profit shifting. Insomma, il destino della webtax è in mano al nuovo presidente del Consiglio.

Fonte: Webnews • Via: Camera dei deputati • Immagine: Palazzo Chigi • Notizie su: ,