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Matteo Renzi rimuove la Webtax

Contro ogni attesa, Matteo Renzi ha rimosso e non semplicemente sospeso la Webtax: si torna a parlarne in Europa.

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Nel consiglio dei ministri appena concluso, si è chiusa la vicenda Webtax. Nel lungo ordine del giorno del CdM, che conteneva disposizioni urgenti sulla scuola, sul fisco, sul salvataggio dei conti del Comune di Roma, c’è stato anche il tempo di risolvere, forse per sempre, una delle leggi più controverse del governo precedente. Il nuovo presidente, che si era sempre detto contrario al testo, è stato coerente, smentendo così chi sospettava che la sponsorizzazione di Carlo De Benedetti lo avrebbe influenzato. Invece la Webtax è finita nel cestino.

Mentre rimbalzano ovunque lanci di agenzia e anticipazioni, e si svolge la conferenza stampa (video), in cui il sottosegretario Del Rio e alcuni ministri presentano i diversi contenuti dei decreti, è certamente una notizia clamorosa questa cancellazione, che addirittura supera le attese: era infatti politicamente più probabile la conferma della sospensione fino al 1° luglio, se non altro per confermare l’atteggiamento della maggioranza parlamentare che in più occasioni aveva respinto emendamenti abrogativi del testo.

Invece Renzi ha confermato in conferenza stampa e ancora prima su Twitter lo spirito col quale vuole affrontare la questione: arrivare in Europa senza appesantimenti, possibili imbarazzi derivanti da notifiche o minacce di infrazione. Se ne parlerà a Bruxelles. Un taglio netto, invece che il vizio del rimandare.

La sconfitta di Boccia e dei sostenitori

Inutile negarlo: con questa scelta, che tira una riga definitiva sulla Webtax, il primo sconfitto è il collega di partito Francesco Boccia, che aveva sempre creduto in questo testo. È anche vero però che lo stesso Boccia ha ultimamente sottolineato come sull’IVA non si sarebbe scandalizzato, era giusto che decidesse il governo, visto che sulla tracciabilità ci sono conferme positive e per ora ci si può accontentare. Anche se il deputato PD non sembra averla presa molto serenamente.

I commenti

I commenti positivi di chi non aveva mai creduto nella Webtax, non tanto per i suoi scopi, fondamentalmente giusti, ma per le modalità con le quali voleva ottenerli, non si sono fatti attendere: Gianni Riotta, Riccardo Luna, Andrea Caccia, Guido Scorza, Roberto Scano, hanno già twittato i loro complimenti. In attesa anche di sapere cosa si farà in futuro per affrontare il tema, delicato e non più rimandabile, del profit shifting. Non si deve inoltre dimenticare che a questo punto la IWA, che aveva denunciato il testo alla Commissione Europea, potrà aggiornare Bruxelles.

La delega fiscale

C’è, tra l’altro, una pezza d’appoggio per le future intenzioni del governo. La legge di delega fiscale appena approvata alla Camera ha conservato anche dopo il passaggio al Senato un comma che riprende il testo di Ernesto Carbone, il deputato democratico che può essere considerato il “papà” della Webtax in embrione. Al punto (i) dell’articolo 9 su “Rafforzamento dell’attività conoscitiva e di controllo”, così recita l’impegno sottoscritto dal governo per legiferare nei prossimi mesi:

Prevedere l’introduzione, in linea con le raccomandazioni degli organismi internazionali e con le eventuali decisioni in sede europea, tenendo anche conto delle esperienze internazionali, di sistemi di tassazione delle attività transnazionali, ivi comprese quelle connesse alla raccolta pubblicitaria, basati su adeguati meccanismi di stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale.

Si torna in un certo senso al punto di inizio, alla discussione sull’elusione fiscale che guardi al dibattito continentale.

Fonte: Palazzo Chigi • Immagine: Palazzo Chigi • Notizie su: ,