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Apple chiede 2 miliardi di dollari a Samsung

Apple chiede due ulteriori miliardi di risarcimento danni a Samsung, contestando in tribunale la violazione di 5 nuovi brevetti.

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Non solo la battaglia legale tra Apple e Samsung è ripresa, ma vive un nuovo importante rilancio: Apple ha chiesto ulteriori 2 miliardi di dollari in risarcimento per la violazione di 5 nuovi brevetti. Quel che Apple intende dimostrare è come la via verso il successo del gruppo coreano sia passata per le tecnologie e le soluzioni ideate a Cupertino, ricalcando fedelmente i passi che Apple ha compiuto dopo il “rischiatutto” rappresentato dal primo iPhone.

Harold McElhinny, a nome del team legale Apple, ha spiegato che l’azione si concentrerà su 5 brevetti fondamentali, ma questi ultimi sarebbero soltanto “la punta dell’iceberg”: in realtà le colpe che Cupertino addita a Samsung sono relative a ben 50 prodotti, tuttavia portare avanti una causa simile sarebbe impossibile e deleterio ai fini del risultato finale. Quel che invece Apple vuol raggiungere è l’ottenimento di un cospicuo risarcimento e il blocco dei prodotti in violazione presenti sul mercato.

L’appuntamento in tribunale si prolungherà per tutto il mese di aprile. Samsung fin dalle prime battute ha voluto sminuire il ruolo dei brevetti Apple, condannandone i campi di applicazione e l’ammontare dei danni richiesti. Le tesi dell’una e dell’altra parte dovranno ora essere dimostrate nei fatti, cercando di convincere la giuria scelta per stabilire cosa sia stato copiato e cosa no, cosa meriti tutela e cosa meno.

9to5 Mac ha analizzato le nuove accuse Apple e ha identificato le 5 tecnologie brevettate che Apple ha portato nella causa contro Samsung:

  1. La trasformazione automatica in link di parte del testo in un messaggio: una data, ad esempio, può automaticamente diventare un link verso l’agenda per facilitare la memorizzazione di un appuntamento o di un evento;
  2. Interfaccia universale per il reperimento di informazioni in un sistema, cuore della Universal Search che consente di cercare una informazione tanto sul prodotto in uso, quanto sul Web;
  3. Sistemi di sincronizzazione nei quali una app è in grado di raccogliere l’interazione dell’utente e, contemporaneamente, agire sincronizzando le informazioni registrate;
  4. “Slide to unlock”, ossia il sistema di sblocco dello smartphone per porre un passaggio intermedio di protezione tra il dispositivo spento e il dispositivo attivo: la tecnologia protetta è il meccanismo di sblocco tramite scorrimento del dito su una immagine o un testo;
  5. Sistema di suggerimento automatico in fase di scrittura, nel quale la barra spaziatrice diventa il comando di consenso all’utilizzo della parola suggerita.

Apple ha precisato come ogni responsabilità su tali violazioni debba ricadere su Samsung e non su Google, poiché è la prima ad aver implementato sui prodotti tali funzionalità. Tale precisazione sembra in qualche modo ricalcare la strategia messa in atto da Microsoft, le cui accuse contro i produttori Android sono state poste in essere senza mai tirare in ballo l’azienda di Mountain View. La sfida di mercato è tra sistemi operativi, ma la sfida legale si opera a oggi esclusivamente a livello di prodotti. Samsung da parte sua ha chiamato in campo Andy Rubin di Google per dimostrare la priorità nello studio delle tecnologie contestate, usando quindi Google come scudo. In un modo o nell’altro Google è giocoforza tirata in ballo, insomma, ma al momento ha ruolo di mera comparsa interessata.

Fonte: 9to5 Mac • Via: Reuters • Immagine: Samsung, tramite Shutterstock • Notizie su: ,