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Il calore del corpo per ricaricare gli indossabili

Un team coreano ha messo a punto un generatore termoelettrico in grado di sfruttare il calore emesso dal corpo per ricaricare i dispositivi indossabili.

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L’avvento dei dispositivi indossabili ha costretto a prendere nuovamente in considerazione un problema mai del tutto risolto in ambito mobile: quello relativo all’autonomia. Lo spazio a disposizione per le batterie all’interno di smartwatch o smart glass è piuttosto limitato ed è quindi necessario ricorrere ad un nuovo approccio per evitare di dover continuamente ricaricare il prodotto. Un’innovazione potenzialmente rivoluzionaria arriva dai laboratori del Korea Advanced Institute of Science & Technology.

Si tratta di un generatore termoelettrico in grado di sfruttare il calore emesso dal corpo per generare energia, così da rendere i dispositivi potenzialmente autosufficienti. Non è la prima volta che si affronta la questione con questo metodo, ma al team va riconosciuto il merito di aver impiegato materiali inorganici in grado di mantenere peso e dimensioni estremamente contenuti, garantendo al tempo stesso un’ottima efficienza. I circuiti sono stampati su un supporto in fibra di vetro, che come ben visibile dall’immagine allegata di seguito è tanto flessibile da poter essere indossato senza problemi al polso. Queste le parole di Byung Jin Cho, a capo del gruppo di ricercatori.

È un approccio piuttosto rivoluzionario per quanto riguarda la progettazione di un generatore. Nel processo, siamo stati in grado di ridurre sensibilmente il peso complessivo, un elemento essenziale quando si parla di elettronica indossabile.

Un generatore termoelettrico di piccole dimensioni per sfruttare il calore del corpo in modo da produrre energia utile a ricaricare i dispositivi indossabili

Un generatore termoelettrico di piccole dimensioni per sfruttare il calore del corpo in modo da produrre energia utile a ricaricare i dispositivi indossabili (immagine: KAIST).

È ancora troppo presto per ipotizzare se e quando la tecnologia messa a punto dai ricercatori del KAIST debutterà sul mercato integrata in un dispositivo indossabile, ma la strada imboccata potrebbe essere quella giusta. In questa prima parte di 2014 si è assistito al lancio di un gran numero di device da portare al polso, che dopo alcuni giorni di utilizzo richiedono per forza di cose qualche ora di ricarica. In futuro potrebbe non essere più così.

Fonte: Royal Society of Chemistry • Via: Phys.org • Immagine: KAIST • Notizie su: