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Il mobile è morto, parola di Matias Duarte

Discutendo di come evolve il design in ambito tecnologico, le parole di Matias Duarte anticipano l'avvento di una nuova rivoluzione: "Il mobile è morto".

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Il mobile è morto.

Se non fosse stato Matias Duarte a pronunciare queste parole, si avrebbe tutto il diritto di etichettarle come l’ennesima e inutile provocazione di qualche analista in cerca di attenzioni. Invece la frase arriva dall’uomo a capo della divisione Google impegnata per migliorare la user experience del sistema operativo Android, dunque va interpretata con la dovuta attenzione, per capire quale significato si celi dietro a quattro parole che potrebbero altrimenti sembrare tanto lapidarie quanto contraddittorie.

Il riferimento è principalmente al boom dei dispositivi indossabili, che stanno spingendo sviluppatori e ingegneri a rivedere l’approccio al design di piattaforme, servizi, device e applicazioni. Parafrasando l’uscita di Duarte, si potrebbe dire che l’avvento di smartwatch, smartband, occhiali per la realtà aumentata e altri prodotti di questo tipo è destinato a spostare il focus sull’utente e non più sul prodotto, mettendo le persone e il loro modo di interagire con i contenuti al centro, anziché focalizzarsi principalmente su smartphone e tablet come avvenuto negli ultimi anni.

In un mondo dove sempre più spesso ci si trova a passare da un dispositivo all’altro, dall’utilizzare un monitor di grandi dimensioni su computer e i piccoli display dei telefoni, prendere in considerazione solo l’ambito mobile rappresenterebbe di fatto un collo di bottiglia per il processo d’innovazione.

A proposito di smartwatch, nel corso dell’intervista (condotta da Joshua Topolsky, fondatore di The Verge), Duarte ha tenuto ben nascosto sotto la giacca un prototipo di orologio intelligente basato sulla piattaforma Android Wear, che nei prossimi mesi debutterà sul mercato con i modelli realizzati da LG e Motorola, per poi accogliere anche quello di Samsung entro fine anno. Nel video, da quasi 40 minuti, Duarte affronta anche tematiche come la differenza tra applicazioni native e Web app, gli strumenti messi a disposizione degli sviluppatori e le implicazioni derivanti dall’adozione di uno stile “flat” per le interfacce.

Fonte: The Verge • Via: Accel • Immagine: Matias Duarte su Google+ • Notizie su: ,