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La storia della P2 è online

I documenti storici della Commissione Anselmi, che raccontano quanto raccolto a proposito della loggia P2, sono disponibili online a portata di click.

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La storia dell’Italia Repubblicana passa necessariamente attraverso il recupero e la valorizzazione delle fonti documentarie contemporanee soggette più di altre a rischi di dispersione e distruzione.

Con queste parole viene presentato un progetto di grandissima importanza storica e simbolica per la storia del nostro paese: Fonti Italia Repubblicana mette infatti da alcune ore a disposizione un grande quantitativo di documenti storici relativi alle inchieste portate avanti in passato su una piaga profondissima e misteriosa quale la Loggia P2. Nei giorni in cui il nome di Licio Gelli torna a riecheggiare nella polemica politica che avvelena il clima elettorale, le carte sibilano un grido che viene dal passato: il lavoro di anni trova frutto in un sito Web, dove la carta diventa bit e gli archivi riprendono vita.

La Rete degli archivi per non dimenticare nasce con quest’obiettivo e riunisce oggi più di sessanta tra associazioni, centri di documentazione, fondazioni, archivi di Stato e istituti privati che conservano documentazione relativa al terrorismo, all’eversione, alla violenza politica e alla criminalità organizzata in tutti gli aspetti sociali, civili e politici.

Gli atti resi pubblici sono quelli della Commissione Anselmi, dalla quale è nato un grande archivio di carte e testimonianze relative a molti periodi neri della nostra Repubblica. Tali carte dormivano sotto la polvere di grandi magazzini, ma una lunga opera di digitalizzazione (a firma di Benedetta Tobagi, figlia del noto giornalista assassinato nel 1980) ha permesso di dar vita a qualcosa di nuovo e vivo: nel momento in cui l’archivio diventa digitale, infatti, non soltanto trova nuovo spazio e nuova espressione, ma può anche essere consultato e ordinato in modi differenti, consentendo il reperimento più semplice di pagine, nomi, date e situazioni.

Il valore di quest’opera non solo è nella salvaguardia dell’archivio previa trasformazione delle parole in bit archiviabili su supporti digitali, ma nel fatto che ora gli archivi stessi saranno effettivamente disponibili a tutti, senza autorizzazioni, porte o strade da percorrere. Le barriere tra gli utenti e la documentazione vengono abbattute e trasformate in un link che si pone simbolicamente come un salto nel futuro da parte delle carte che raccontano l’Italia del passato.

Nell’intento di offrire un ulteriore contributo alla crescita democratica del nostro Paese, abbiamo realizzato quest’applicazione, dove saranno inseriti i documenti pubblici relativi al terrorismo, alla violenza politica, all’eversione e alla criminalità organizzata, a partire della documentazione prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2.

Il risultato della digitalizzazione è una serie di tomi di centinaia di pagine. Ognuno può essere consultato con modalità sequenziale, oppure si possono ricercare singole entità importanti all’interno di tutto il testo (da Giulio Andreotti a Licio Gelli, da Roberto Calvi a Michele Sindona, passando per Bettino Craxi, Giorgio Ambrosoli, Vito Miceli e molti altri):

Entità nei documenti della Commissione Anselmi sulla P2

La digitalizzazione degli scritti porta con sé non pochi problemi, dovuti al difficile riconoscimento delle trascrizioni e al moltiplicarsi degli errori che rendono poco fluidi la lettura e l’approfondimento:

Estratto dei documenti della Commissione Anselmi sulla P2

Chiaramente l’accessibilità dei documenti è un forte passo avanti, ma non è certo l’unico necessario. L’accesso, e non l’accessibilità, è quanto può dare davvero nuova vita a quanto scoperto dalle commissioni di allora. Portare in digitale un archivio può sì aprire nuove opportunità, ma soltanto una vera indicizzazione dei testi, la loro analisi da parte di esperti e l’eventuale scoperta di nuove evidenze potrebbe dar vita a risultati concreti. Per ora bisogna accontentarsi di disponibilità, conservazione e apertura. Ma se questo fosse considerato un punto di arrivo, invece che un punto di partenza, allora sarà stato lavoro inutile.

Fonte: Fonti Italia Repubblicana • Via: La Repubblica • Notizie su: