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I dipendenti di Google: tra donne e minoranze

Google annuncia un report sulle origini dei propri dipendenti, accogliendo le richieste degli organismi attivi per tutelare uguaglianza e diritti civili.

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Su direttiva della Equal Employment Opportunity Commission, la commissione americana per la tutela dei diritti civili, Google pubblicherà il mese prossimo per la prima volta una documentazione dettagliata sulla propria forza lavoro. Una decisione presa in seguito alle pressioni esercitate sulla totalità delle aziende operanti in ambito tecnologico, affinché queste assumano un maggior numero di donne e persone appartenenti alle minoranze.

Molte società della Silicon Valley si sono dimostrate riluttanti a divulgare questi dati, Google inclusa. Questo, francamente, per noi rappresenta un errore.

Sono le parole di David Drummond, dirigente afroamericano del gruppo di Mountain View, riportate in una dichiarazione rilasciata alla redazione di ABC News durante un incontro con gli azionisti. All’evento ha partecipato anche il reverendo Jesse Jackson, attivista politico e religioso da sempre impegnato nelle lotte per i diritti civili (nel 1966 Martin Luther King gli affidò la direzione della Southern Christian Leadership Conference di Chicago), che ha applaudito il motore di ricerca per la sua trasparenza, rinnovando l’invito ad assumere un maggior numero di donne e dipendenti di origini afroamericane o latine.

Google oggi conta quasi 50.000 dipendenti, suddivisi tra le varie sedi sparse in tutto il mondo, un numero in costante aumento ogni anno. Le critiche mosse nei suoi confronti (così come verso altri big dei settori Web e hi-tech) riguardano il fatto che non ci sarebbe uno sforzo reale e concreto per rendere l’azienda un reale specchio della società. Secondo le più recenti statistiche il 7% di chi lavora per un’azienda operante nell’ambito tecnologico è nero o di origini latine, sia nella Silicon Valley che in tutti gli Stati Uniti. Dagli ultimi censimenti si apprende però che i neri e gli ispanici rappresentano rispettivamente il 13,1% e il 16,9% della popolazione americana. Ancora, la percentuale delle donne che lavorano in questo settore non è trascurabile, ma poche di loro hanno raggiunto posizioni di rilievo, ovviamente tenendo conto di eccezioni celebri come Susan Wojcicki (YouTube) o Marissa Mayer (Yahoo!).

Sull’argomento è intervenuto anche il chairman Eric Schmidt, confermando che l’azienda ha intenzione di selezionare un maggior numero di donne e candidati appartenenti alle minoranze non appena saranno liberi nuovi posti nel board direttivo. Attualmente, tra le dieci più importante figure nell’organigramma di bigG, sono presenti tre donne e un indiano.