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Un drone alle prese con Google Project Tango

Un team di ricercatori della University of Pennsylvania ha equipaggiato un drone quadcopter con lo smartphone Project Tango di Google: ecco il risultato.

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Proprio questa mattina si è tornati a parlare di Google Project Tango, un ambizioso progetto annunciato nei mesi scorsi dal gruppo di Mountain View, con l’obiettivo di realizzare smartphone e tablet in grado di creare una riproduzione fedele in tre dimensioni dell’ambiente che ci circonda. Questo potrebbe tornare utile sia in ambito ludico che per realizzare sistemi capaci di muoversi autonomamente nei luoghi chiusi, all’interno degli edifici, come dimostra l’esperimento portato avanti da un team della University of Pennsylvania.

Il ricercatore Vijay Kumar, protagonista del filmato allegato di seguito, ha equipaggiato un drone mosso da quattro eliche con uno smartphone Project Tango, che attraverso un complesso sistema di fotocamere e sensori riesce a creare un modello 3D dell’ambiente che lo circonda. In questo modo il quadcopter può riportarsi alla quota stabilita anche dopo essere stato spostato e persino raggiungere un luogo preciso della struttura evitando gli ostacolo che trova sul proprio cammino. Va precisato che il notebook ripreso nel filmato non controlla in alcun modo il volo, ma si limita a tracciarne il movimento e impostare una nuova destinazione.

In altre parole, il drone si sposta in modo del tutto automatico, basandosi esclusivamente sulle coordinate del punto d’arrivo immesse dall’operatore ed elaborando le informazioni sullo spazio che gli sta intorno ricevute dallo smartphone Google Project Tango. Si tratta a tutti gli effetti di una delle prime dimostrazioni di come la tecnologia sviluppata da bigG potrà in futuro essere impiegata nella pratica, magari in ambito industriale per svolgere compiti come il trasporto delle merci o dei materiali, oggigiorno solitamente affidati a personale umano.

Kumar e il suo team dichiarano che i prossimi test saranno condotti per mettere alla prova la precisione del sistema, che a quanto pare risulta comunque già molto elevata: si parla di un centimetro come margine di errore massimo nella ricreazione virtuale dell’ambiente.

Fonte: IEEE • Via: SlashGear • Notizie su: , ,