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Agenzia Digitale: Ragosa si dimette, ora il bando

Il direttore dell'Agid, Agostino Ragosa, si è dimesso come previsto, ma il ministro Madia smentisce i nomi di un possibile interregno prima del bando.

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Il direttore dell’Agid ha rimesso il suo incarico. Si conclude così l’avventura di Agostino Ragosa all’agenzia nata per seguire l’agenda digitale italiana. Vittima predestinata della confusione enorme degli anni scorsi, che ha portato al modello centrato su palazzo Chigi e la cabina di regia, l’ente aveva appena avuto mandato operativo dopo i ritardi di approvazione del suo statuto. Ma l’anno e mezzo trascorso ha anche fatto scadere il ruolo del direttore che il ministro Marianna Madia non ha confermato.

In questi ultimi giorni si è molto discusso sul futuro dell’Agid e chi dovrà sostituire Ragosa. Una poltrona vacante decisamente prestigiosa, ma carica di responsabilità e parecchie grane. La titolare delle riforme della PA aveva già manifestato l’intenzione di non proseguire con Ragosa – giudicato troppo costoso e impegnativo il suo disegno di agenzia – e di segnare una discontinuità. Così, ieri la Madia e Ragosa si sono incontrati dopo la presentazione dell’Osservatorio sulle competenze digitali e si è deciso per le dimissioni:

A seguito di un amichevole colloquio con il Ministro Maria Anna Madia, che gli ha rappresentato le esigenze connesse alla politica governativa di rinnovamento e discontinuità nell’amministrazione pubblica, e condividendo le finalità di questa politica, l’ing. Agostino Ragosa, ha rassegnato oggi le proprie dimissioni da Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale. L’ing. Ragosa ha manifestato la propria disponibilità a rimanere in carica fino all’insediamento del suo successore. Ciò consentirà di assicurare continuità all’attività dell’Agenzia e di definire le attività in corso, al fine di supportare il Governo in questa fase transitoria e di avvio di alcuni importanti progetti pubblici (relativi tra l’altro alla fatturazione elettronica, al sistema pubblico di identità digitale, all’anagrafe della popolazione residente), che l’Agenzia sta svolgendo con la Sogei e con i Ministeri interessati. Il Ministro Madia, anche a nome del Presidente del Consiglio, haringraziato l’ing. Ragosa per il suo operato, apprezzandone altresì la sensibilità istituzionale dimostrata e il supporto che egli continuerà a fornire al Governo.

Il bando e il caso Grande

Come sempre avviene con i comunicati ufficiali, bisogna saper leggere fra le righe. La parte più importante è quella dedicata alla disponibilità di Ragosa a restare fino all’individuazione del successore. Questa prospettiva è specificata per smentire le indiscrezioni giornalistiche che vorrebbero Elisa Grande, dirigente di alto livello a capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo, come commissario temporaneo prima dell’apertura del bando di concorso per assumere il nuovo direttore. La dirigente, impegnata in diverse riunioni in questi giorni, si è tenuta lontana dai riflettori e il ministero sembra negare questo scenario, probabilmente preferendo interrompere la catena di commissari e ruoli temporanei per un’agenzia che ha un bisogno disperato di partire da qualche certezza. La Grande, dunque, potrebbe più semplicemente essere la donna della Madia per la selezione del nuovo direttore.

Il caos agenzia e i suoi obiettivi

Quali sono le certezze dell’Agid, in questo momento? Dopo il commissariamento dell’Agid e il lavoro di Francesco Caio, si è arrivati in sostanza ai tre obiettivi principali del piano per quest’anno: fatturazione elettronica, identità digitale, anagrafe nazionale con database unificato. All’agenzia spetta il monitoraggio di queste azioni già intraprese: ad esempio le Pubbliche Amministrazioni non potranno più accettare fatture di carta a partire da dopodomani, 6 giugno. Dal 6 settembre 2014 le stesse non potranno procedere al pagamento
dei propri fornitori, neppure parziale, fino all’invio del documento in forma elettronica.

Sono però moltissimi gli ambiti dell’Agid, sulle infrastrutture digitali, le competenze, l’amministrazione. Per svolgere questi compiti il passaggio di governance da palazzo Chigi all’ente ha aumentato di molto il numero di addetti. Oltre alla dotazione organica (incoerente con il clima di spending review del presidente Renzi), è stato sollevato a più riprese il problema degli incarichi, che sono stati stipulati secondo metodi e tempi di durata dei contratti che non erano piaciuti alla Corte dei conti.

Al successore, che verrà incaricato dopo un regolare bando di concorso – specialità del ministero della Funzione Pubblica, dunque si attende sia realizzato in tempi brevi e senza polemiche – toccherà dunque mettere ordine alle persone e ai conti dell’Agenzia per l’Italia Digitale, ma il nuovo arrivato non troverà gli stessi dossier di oggi, o meglio li troverà aggiornati. L’agenzia non si ferma, nessun commissariamento.

Fonte: Webnews • Notizie su: