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Eric Schmidt e Dario Franceschini a confronto

Oggi alla Sapienza breve dibattito tra Eric Schmidt e Dario Franceschini, tema il rilancio culturale dell'Italia tramite la Rete. Scarsa l'affinità.

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Oggi alla Sapienza di Roma, facoltà di architettura, si è tenuto un botta e risposta tra Eric Schmidt e il ministro Dario Franceschini, ospiti dell’evento di apertura del laboratorio sul turismo digitale, che racconta bene il ritardo culturale italiano rispetto all’agenda digitale. Di fronte a un sempre costruttivo Luca De Biase, i due non avrebbero potuto mostrare maggiore distanza nei rispettivi punti di vista.

La cultura è fuori mercato, i giovani non hanno competenze digitali all’altezza dei tempi. Così ha denunciato il numero uno del colosso di Mountain View davanti al rappresentante del governo italiano e di fronte alla platea dell’università della capitale. Un dibattito con il ministro dei Beni Culturali che ha presentato il Laboratorio per il Turismo digitale, al momento una scatola vuota che andrà riempita con contenuti e strategie per il rilancio del turismo in Italia grazie anche a Internet (e a persone molto competenti come Roberta Milano). Il ministro Franceschini, però, ha replicato a Schmidt: l’Italia è arretrata, ma è anche specifica. Il momento più clamoroso? Questo scambio:

E.S.: Ai giovani italiani manca una formazione digitale. Il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo.
D.F.: In ogni paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica.

Due visioni poco affini, ma non opposte

Lo scambio tra i due è stato decisamente uno spettacolo nello spettacolo, tant’è che nel giro di poche ore ha alimentato una serie di lanci di agenzia, da mezzogiorno di fuoco. Schmidt esaltava la capacità di Google di digitalizzare molte opere d’arte, anche in 3D, sostenendo che c’è la possibilità di arricchire il mercato. Franceschini allora replicava che la cultura non può essere consegnata alle logiche del profitto.

E.S.: Il futuro dell’arte è online, in particolare sugli smartphone. Ci sono 2,5 miliardi di utenti di Internet dei quali ben due miliardi potrebbero acquistare e vendere sul telefonino. Voi avete un asset che è il patrimonio storico-artistico, ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia.
D.F.: Un prodotto può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto.

Punti di contatto? Pochini, anche se il ministro Franceschini ha ammesso l’arretratezza digitale del paese, in particolare nel settore turistico, dove è un dovere aiutare la digitalizzazione delle strutture private e anche della parte pubblica.

È giusto fare uno sforzo per avere più professionalità sul lavoro in rete e non solo un numero maggiore di consumatori. Le applicazioni legate al turismo e alla cultura possono incrociarsi con le startup, e la politica può aiutare in questa direzione.

Domanda da far tremare i polsi: la politica aiuterà?

Fonte: Webnews • Notizie su: