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Sito pirata? Niente pubblicità

IAB Italia, FPM e FAPAV concordano un meccanismo di autoregolamentazione per tagliare i flussi di denaro in pubblicità verso i siti pirata.

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“Follow the money”: il principio vale anche nel mondo della pirateria ed è il cuore di un accordo firmato da IAB Italia, FPM e FAPAV. La pirateria, insomma, si può combattere anche al di fuori dei tradizionali sistemi ostruzionistici (tramite magistratura) o normativi (spesso inconcludenti): togliere denaro a chi guadagna sulla pirateria significa spostare investimenti con parametri meritocratici, rimanendo nell’alveo della legalità ed evitando di disperdere risorse nel sottobosco del mondo pirata.

L’accordo è così descritto dalle parti in causa: «L’accordo vede, per la prima volta, industria pubblicitaria e le Associazioni di riferimento per la tutela dei contenuti collaborare per ostacolare lo sviluppo dei siti web che favoriscono lo scambio non autorizzato o la diffusione abusiva di contenuti protetti dal Diritto d’Autore. Il MoU pone le basi per un meccanismo di autoregolamentazione che andrà ad agire per bloccare l’inserzione pubblicitaria sui siti illegali, tagliando una delle loro principali fonti di finanziamento e consentendo così di tutelare l’industria dei contenuti, ma anche il mercato dell’advertising online, offrendo nuove e concrete garanzie agli investitori. Sulla falsariga di best practice internazionali, i titolari stessi dei diritti, unici a poter sollevare e dimostrare le violazioni subite da parte di siti pirata, ne daranno segnalazione ad un organismo paritetico di prossima costituzione, facendo scattare così il meccanismo di comunicazione a concessionarie e investitori pubblicitari».

Fronte unico, insomma, contro la pirateria: ostacolare il flusso di denaro verso i siti pirata (benché occorra un fronte ben più ampio di quello odierno per arrivare ad ottenere risultati concreti) significa contrastare alla fonte il motivo che regge l’azione di questi ultimi, togliendo lucro e cambiando quindi il rapporto tra rischio e opportunità. Spiega Enzo Mazza, presidente FPM:

Il Memorandum, realizzato grazie all’impegno di IAB, intende favorire in sede di autoregolamentazione, una strategia coordinata contro la possibilità, per i siti illegali, di ottenere investimenti pubblicitari. Si tratta di un mercato nero della pubblicità che fa fruttare importanti profitti a queste organizzazioni criminali. Questo accordo è quindi un passo importante che coniuga l’azione di enforcement portata avanti dalla GdF, e da Agcom in sede amministrativa, con un’azione di follow the money utile a mettere in difficoltà le piattaforme illecite. Oggi bisogna lavorare e sostenere i modelli di business legali sull’offerta di musica online, che già rappresentano un terzo del mercato musicale, e l’intesa sottoscritta va appunto in questa direzione

L’autoregolamentazione, insomma, come risposta di sistema a chi intende invece agire al di fuori dello stesso con fare parassita. I titolari dei diritti ne saranno primi beneficiari, ma il beneficio ricadrà a cascata anche sugli inserzionisti e su coloro i quali operano invece nel pieno rispetto delle normative. Il mondo della legalità fa cartello nei confronti del mondo dell’illegalità: i benefici non possono che essere ampi e condivisi, trovando supporto anche tra chi chiede maggiori libertà e maggiori diritti per gli acquirenti.