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Canada vs Google: una sentenza oltre i confini

La Suprema Corte della British Columbia impone a Google la rimozione di link a livello internazionale: Google non vuole e non può cedere alla sentenza.

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Un nuovo caso giudiziario costringerà il team legale di Google a muoversi con estrema attenzione su un tema che rischia di minare la libertà d’azione del motore di ricerca a livello internazionale. Il caso, infatti, nasce nello specifico del Canada, ma ottiene una proiezione internazionale che la stessa Google contesta: può un paese emettere una sentenza che ha pesante e diretta ricaduta su una giurisdizione di paesi terzi?

La vicenda è quella che vede la Equustek Solution Inc. dalla parte dell’accusa (documentazione). La richiesta è quella di fermare la rete di vendita di un gruppo terzo, accusato di aver deliberatamente sottratto proprietà intellettuali della Equustek Solution, agendo inoltre in modo anticoncorrenziale con la distribuzione di prodotti in diretta competizione (ma creati sulla base di proprietà intellettuali di proprietà della Equustek). Il motivo del contendere non è però importante quanto la sentenza. Per fermare la rete della parte colpevole, infatti, la Corte ha accettato la richiesta di rimozione dei link su Google che portano ai siti Web facenti capo all’azienda sotto accusa.

La sentenza va però ben oltre quella che sarebbe una situazione sì opinabile, ma accettabile in termini di logica: l’ordine della Corte, con scadenza al 27 giugno, è quella di rimuovere i link all’azienda a livello internazionale, quindi tanto da Google.ca quanto da Google.com. Una Corte canadese, insomma, decide cosa un utente di qualsiasi parte del mondo può trovare su Google. Se dovesse passare questa linea, una qualsiasi Corte, di qualsiasi parte del mondo, potrebbe censurare uno spicchio di Google, portando pertanto alla fine deliberata del motore di ricerca.

Il problema dei confini e delle giurisdizioni è una ferita aperta che nessun principio chiaro ha rimarginato. Tuttavia è evidente la pericolosità dell’approccio seguito dal Canada sulla vicenda: un ordine di questo tipo, se eseguito alla lettera, porterebbe seri problemi di libertà di espressione, andando addirittura oltre ciò che anche l’Europa sta mettendo in piedi in tema di diritto all’oblio. Va da sé, infatti, che medesimo ordine andrebbe anche rispettato per logica se emesso da un regime totalitario, da una qualsiasi dittatura o da una qualsiasi Corte in qualche modo interessata a frenare gli interessi di una qualche azienda.

La risposta di Google è stata conservativa: i link sono stati rimossi dall’indice canadese del motore (Google.ca), ma non sono stati invece rimossi dalle altre proprietà del gruppo. Se l’accusa vorrà ottenerne la rimozione, insomma, dovrà rivolgersi ad altre autorità transnazionali, oppure dovrà accontentarsi degli effetti della rimozione presso la casa madre. Il gruppo di Mountain View non potrà offrire nulla di più alla Corte, pena un passo indietro di gravissimo pericolo. La vicenda rimane pertanto aperta e il Canada rischia di trovarsi con il cerino in mano di fronte ad una decisione tanto delicata quanto spericolata.

Fonte: Telegraph • Via: The Verge • Immagine: Bandiera canadese, tramite Shutterstock • Notizie su: ,