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Un naso elettronico rileva esplosivi da 5 metri

Ricercatori israeliani hanno realizzato un chip dotato di recettori chimici in grado di identificare vari tipi di esplosivi anche a basse concentrazioni.

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I responsabili della sicurezza negli aeroporti controllano i bagagli dei viaggiatori con l’aiuto di un cane addestrato. I militari invece utilizzano un dispositivo-rilevatore di esplosivi ai checkpoint. In entrambi i casi è necessario avvicinarsi all’oggetto per effettuare un controllo. Un gruppo di ricercatori israeliani ha progettato un nuovo chip elettronico dotato di sensori chimici microscopici, in grado di rilevare particelle di esplosivo nell’aria con una concentrazione di poche molecole per 1.000 trilioni.

Il dispositivo può identificare vari tipi di esplosivi in tempo reale, anche ad una distanza di diversi metri. Ogni esplosivo possiede un pattern distintivo, quindi il chip può rilevare velocemente le particelle nell’aria. La sua elevata sensibilità permette di scoprire le tracce anche in presenza di altre sostanze chimiche che potrebbero ostacolare la ricerca degli esplosivi in basse concentrazioni. Il chip funziona in modo simile all’olfatto degli esseri umani. I ricercatori hanno integrato su ogni nano-transistor otto recettori chimici, ognuno dei quali può identificare una singola molecola, mediante la variazione della conduttanza elettrica.

I ricercatori hanno effettuato numerosi test in condizioni “altamente contaminate”, ad esempio in presenza di fumo di sigaretta, dimostrando la sensibilità del chip. Il prototipo ha rilevato correttamente TNT, RCX e HMX, esplosivi usati per scopi commerciali e militari, oltre ad esplosivi a base di perossido, come TATP e HMTD, usati comunemente per bombe artigianali e difficilmente rilevabili con altri strumenti.

In appena 5 secondi, il chip ha identificato particelle di TATP ad una distanza di 5 metri e particelle di TNT ad una distanza di 4 metri. Trattandosi di una ricerca, non è possibile stabilire quando il “naso elettronico” sarà commercialmente disponibile.

Fonte: Phys.org • Notizie su: