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PRISM e la sorveglianza? Perfettamente legali

Le conclusioni, unanimi, della commissione indipendente sulla NSA lasciano di stucco: gli unici rilievi sono per i cittadini americani.

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L’analisi dettagliata del programma della sezione 702 ha portato alla conclusione che si tratta di un programma perfettamente legale. Bene, approvato all’unanimità. La notizia dell’approvazione politica del documento col quale il PCLOB (Privacy and Civil Liberties Oversight Board), la commissione indipendente voluta da Barack Obama sul caso NSA, ha definito l’attività dell’agenzia «legale ed efficace nel proteggere la sicurezza nazionale» sembra un omaggio alla reunion dei Monty Python. C’è qualcosa di surreale.

Il report (pdf) è appena stato pubblicato, dopo l’anteprima e un comunicato stampa di ieri, e già se ne parla come di un clamoroso dietrofront della commissione che aveva lanciato i suoi strali contro la sorveglianza a strascico degli americani. Forse, però, è una contraddizione soltanto apparente, perché è proprio questo concetto territoriale a spiegare la posizione della commissione che di fatto salva – ancora una volta – la logica della sezione del FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) sottovalutando il fattoche si occupa della sorveglianza dei cittadini non americani. Anche se può sembrare brutale, negli Usa le implicazioni costituzionali del giusto equilibrio tra sicurezza nazionale e la privacy e le libertà civili diventano appassionanti soltanto se i diritti sono quelli dei cittadini americani.

Cosa ne penseranno Google e gli altri?

Le implicazioni di una appprovazione del genere sono difficili da calcolare. Quando, pur rivelando che alcuni aspetti del programma sono discutibili e «spingono vicino alla linea di ragionevolezza costituzionale», in sostanza si conclude all’unanimità che il nucleo del più famoso e intrusivo programma di sorveglianza informatica «è chiaramente autorizzato dal Congresso, ragionevole sotto il Quarto Emendamento e uno strumento di intelligence estremamente prezioso ed efficace» viene soltanto da chiedersi quali saranno le reazioni delle web company e anche delle persone che utilizzano i loro servizi. Si conoscono, per ora, le reazioni della Electronic Frontier Foundation:

Il rapporto PCLOB fornisce al pubblico molte informazioni necessarie su come funziona il programma 702. Ma l’analisi giuridica non è corretta e la relazione non riesce a offrire le riforme efficaci. La collezione dati del governo e la ricerca delle comunicazioni degli americani senza un mandato o ordine del tribunale approvati singolarmente è impedito dalla Costituzione e devono essere fermate.

Al di là della questione nazionale, c’è però PRISM, uno dei programmi implicati nel Datagate, che preleva le informazioni direttamente dai server delle compagnie, facendo leva sulla forza superiore dell’interesse della sicurezza nazionale che permette al procuratore generale e al direttore dell’intelligence di autorizzare ogni targeting di un cittadino non statunitense al fine di acquisire informazioni. Anche uno specialista come Fabio Chiusi, che segue puntigliosamente la vicenda e ne scrive con ricchezza di dettagli e analisi, ammette di non capire il senso di questo pronunciamento, disorientamento che è anche del suo collega britannico, al Guardian, Trevor Timm. Nell’ambiente del giornalismo, infatti, era stato per assodato che una volta riconosciuta l’illegittimità dell’intercettazione casuale dei cittadini americani, fosse naturale estendere questo stop anche a tutti gli altri.

Prelevare a monte di Internet: tutti spiati

La difesa dell’attività della NSA è totale, compresa la parte in cui viene valutata la enorme quantità di dati raccolti, che il board nega sia definibile come “bulk”, ma che anzi descrive come «rigorosa e seria». Se le due tecniche principali svelate da Edward Snowden, cioè l’invio di termini di ricerca specifici ai fornitori di servizi e la raccolta a monte in cui la NSA si intromette nel backbone Internet, non destano problemi costituzionali nel paese, significa che i metadati raccolti in tutto il mondo a monte di Internet e delle telecomunicazioni vengono considerati utili alla strategia antiterrorismo di questo singolo paese, una superpotenza.
Si sta parlando di un documento che resta (un caso?) sotto il livello di raccomandazioni della Casa Bianca alla stessa NSA.

Perciò, attualmente, è un po’ come la storia del romanziere Guy de Maupassant che non sopportava la tour Eiffel ma pranzava spesso al ristorante con vista panoramica: era l’unico modo per vedere Parigi senza la torre. Allo stesso modo, per non essere troppo spiati dagli americani bisognerebbe esserlo.
Intanto, se qualcuno volesse divertirsi a scorrere la quantità inesorabile di programmi di sorveglianza e le loro caratteristiche, si segnala la strepitosa e simpatica infografica curata da ProPublica.

Fonte: PCLOB • Via: Politico • Notizie su: ,