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Da robot a esoscheletro per le riabilitazioni

L'automa Robonaut 2 della NASA sarà presto trasformato nell'esoscheletro X1, utile a bordo della Stazione Spaziale Internazionale così come sulla Terra.

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Il robot Robonaut 2 della NASA è arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale nell’ormai lontano 2011, con l’obiettivo di rimpiazzare il personale di bordo in attività come le riparazioni alla struttura esterne. In questo modo gli astronauti avrebbero potuto evitare le costose e talvolta rischiose passeggiate a gravità zero. Dotato di braccia e mani, l’automa è in grado di eseguire compiti come afferrare un oggetto o attivare un interruttore.

Durante lo sviluppo della tecnologia gli ingegneri hanno però tratto ispirazione dal suo funzionamento, mettendo a punto diversi spin-off che potranno tornare utili sia nello spazio che sulla terra. Un team, ad esempio, ha trasformato il robot nell’esoscheletro X1, che potrà essere impiegato a bordo dall’equipaggio per mantenersi in forma tramite esercizi fisici in caso di permanenza prolungata sulla ISS (International Space Station). Un sistema di questo tipo potrà però essere impiegato anche sul nostro pianeta, per aiutare i pazienti paraplegici o colpiti da ictus a recuperare almeno in parte la mobilità degli arti e la capacità di deambulare.

A questo scopo il team della NASA sta collaborando con ricercatori del Florida Institute for Human and Machine Cognition. Il risultato è un esoscheletro che può letteralmente essere indossato, grazie a cinture posizionate all’altezza delle spalle, della schiena e delle gambe. Il movimento è controllato da giunti motorizzati posti sui fianchi e in prossimità delle ginocchia, che aiutano a camminare.

Tra le stanze della Stazione Spaziale Internazionale il sistema potrà essere programmato per esercitare resistenza ai movimenti, trasformandosi così a tutti gli effetti in un attrezzatura robotica da palestra, che se utilizzata per un paio di ore al giorno consentirà agli astronauti di contrastare gli effetti a lungo termine dell’esposizione alla microgravità, come la riduzione muscolare o la fragilità ossea.

Un altro progetto parallelo a Robonaut 2 prende il nome di RoboGlove. Si tratta di un guanto dotato di tendini flessibili artificiali, che può facilitare la presa in situazioni difficoltose, come ad esempio durante le riparazioni nello spazio citate in apertura.

RoboGlove, il guanto con tendini flessibili artificiali realizzato dalla NASA

RoboGlove, il guanto con tendini flessibili artificiali realizzato dalla NASA (immagine: NASA).

Fonte: Space.com • Via: Mashable • Immagine: NASA • Notizie su: