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Modulo italiano su Bing per il diritto all’oblio

Online il modulo di Bing - anche in italiano - per richiedere al motore di ricerca la rimozione degli Url a contenuti sgraditi secondo la sentenza europea.

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È venuto anche per Bing il momento di fare la sua parte. Come previsto, anche il motore di ricerca di Microsoft ha messo a disposizione un modulo online per le richieste di de-indicizzazione dei contenuti, secondo il diritto all’oblio. Le caratteristiche rispettano la sentenza della Corte Europea, quindi somigliano molto al modulo di Google.

Era ormai inevitabile che anche l’altro grande motore di ricerca oltre a Google si adeguasse alla sentenza che ha aperto l’era europea del right to forgotten. Microsoft ha curato un modulo online che risponde alle esigenze degli utenti italiani – come di tutti gli altri abitanti dell’Unione Europea – con uno schema identico: una parte dedicata all’identità del richiedente (con upload di documentazione) e una parte dedicata alla segnalazione dell’Url che si vorrebbe far sparire dai risultati del motore di ricerca perché si ritiene porti a contenuti inesatti, falsi, incompleti, non più pertinenti o impropri. In mezzo a queste due sezioni, un’altra parte del form chiede quale sia il ruolo nella società dell’utente.

Il ruolo nella società

Il ruolo nella società della persona è dirimente nel processo di valutazione della domanda. La sentenza europea non dimentica che in caso di figure politiche, pubbliche, di primo piano, in caso si ricopra un ruolo «che implica comando, fiducia o sicurezza» (ad esempio insegnante, membro del clero, leader, poliziotto, medico, gli esempi sono molti e questo è uno de punti deboli della sentenza: non sono specificati), il diritto di essere cancellati viene meno rispetto al diritto collettivo di mantenere memoria sui fatti raccontati in quella pagina web.

Per questo anche Microsoft non garantisce e non può garantire la rimozione dei link, dovendo prendere in considerazione l’equilibrio tra l’interesse della privacy individuale del richiedente e l’interesse pubblico a tutelare la libera espressione e la disponibilità delle informazioni. Lo stesso tema ha convinto Google ad aprire una consultazione pubblica a sostegno di un comitato di esperti, mentre a Mountain View sono già arrivate oltre 70 mila richieste, seimila dall’Italia.

Yahoo, un altro grande provider di motori di ricerca, non ha ancora offerto un meccanismo simile, ma sta lavorando di concerto con Microsoft. Dunque questo passaggio su Bing ha un peso molto rilevante per tutto il settore e comporta una copertura potenziale vicina al 100%.