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Google: lenti a contatto con scansione dell’iride

Oltre alle lenti a contatto per il controllo degli zuccheri nel sangue bigG è al lavoro anche su quelle in grado di effettuare la scansione dell'iride.

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Chi ricorda il sistema di identificazione tramite scansione dell’iride utilizzato da Tom Cruise in Minority Report? Presto potrebbe non trattarsi più di fantascienza, grazie ad una tecnologia brevettata da Google. La documentazione è stata depositata presso l’USPTO (United States Patent and Trademark Office) nelle scorse settimane e fa riferimento in modo esplicito a delle lenti a contatto in grado di riconoscere una persona analizzandone l’occhio.

Un progetto non direttamente collegato (seppur con molti punti in comune) a quello portato avanti in collaborazione con l’azienda farmaceutica svizzera Novartis, finalizzato alla produzione di lenti che sappiano monitorare costantemente e in modo non invasivo il livello di zuccheri nel sangue, destinate dunque ai pazienti diabetici. La finalità di un simile dispositivo indossabile è simile a quella dei tatuaggi digitali di Motorola lanciati sul mercato nei giorni scorsi, ovvero permettere l’accesso a piattaforme, servizi o persino luoghi senza dover per forza di cose digitare una password o strisciare un badge. Stando ai due brevetti comparsi in Rete, il funzionamento è strutturato nelle tre fasi riportate di seguito.

  • La lente filtra la luce assorbita dall’iride;
  • uno o più sensori posizionati sulla superficie trasparente della lente (o al suo interno) analizzano la luce riflessa dall’iride creando un pattern abbinato in modo univoco all’occhio di chi la indossa;
  • la lente può così trasmettere a dispositivi o altro un’impronta digitale sulla base del pattern generato.
Un'immagine tratta dal brevetto depositato da Google per le lenti a contatto con sensore per la scansione dell'iride

Un’immagine tratta dal brevetto depositato da Google per le lenti a contatto con sensore per la scansione dell’iride (immagine: USPTO).

In altre parole, la lente in questione analizza in un primo momento la luce che arriva dall’esterno e poi quella riflessa dall’occhio, mettendole a confronto e creando così una sorta di mappa associabile ad una sola persona. Altri sensori si occuperanno di riconoscere parametri come lo spessore delle palpebre o la consistenza della pellicola lacrimale prodotta, aumentando in questo modo il livello di affidabilità della tecnologia. Che sia un primo assaggio della prossima evoluzione del progetto Google Glass? È troppo presto per poter fare ipotesi di questo tipo, ma una cosa è certa: nei laboratori di Mountain View il concetto di device indossabili va ben oltre i confini stabiliti dai segmenti smartwatch e smartband.