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FBI NGI, il riconoscimento facciale è operativo

Il nuovo sistema di riconoscimento biometrico permette di identificare un criminale confrontando due foto, ma non garantisce un'affidabilità assoluta.

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Dopo oltre tre anni di sviluppo, la divisione Criminal Justice Information Services (CJIS) del Federal Bureau of Investigation (FBI) ha annunciato di aver raggiunto la piena operatività del nuovo sistema Next Generation Identification (NGI). Quest’ultimo estende notevolmente le capacità di identificazione biometrica del Bureau e, in futuro, sostituirà completamente l’Integrated Automated Fingerprint Identification System (IAFIS). La EFF (Electronic Frontier Foundation) sostiene che il riconoscimento facciale rappresenta un grave pericolo per la privacy dei cittadini statunitensi.

L’attuale database di impronte digitali contiene oltre 100 milioni di record (il più grande del mondo) ed è stato progettato per includere altri dati biometrici, come l’impronta del palmo, le scansioni dell’iride e, appunto, i riconoscimenti facciali. NGI combina tutte queste informazioni in un file, collegandoli ai dati biografici (nome, indirizzo, età, razza, ecc.) dei cittadini. L’enorme database viene condiviso con le altre agenzie federali e con le polizie locali. Entro il 2015, l’FBI raccoglierà oltre 50 milioni di immagini.

Gli ultimi due servizi introdotti dal team NGI sono Rap Back e Interstate Photo System (IPS). Il primo permette al personale autorizzato di ricevere notifiche relative alla storia criminale di persone che occupano determinate posizioni, ad esempio un insegnante. Il secondo, invece, è quello che ha sollevato più critiche. Le forze dell’ordine possono effettuare la ricerca di fotografie associate a persone sospettate di aver compiuto attività criminali. La tecnologia è stata recentemente utilizzata per catturare un fuggitivo, arrestato nel 1999 per abusi sessuali e sequestro di persona.

La EFF ha evidenziato però gli aspetti negativi dell’IPS. Oggi, se un datore di lavoro vuole verificare il background di un candidato, invia l’impronta digitale all’FBI, che la conserva nel database civile. Con l’attivazione di NGI, lo stesso datore di lavoro potrebbe chiedere anche una “foto segnaletica” che verrà inclusa in un database unico. Dato che il sistema possiede una accuratezza dell’85%, il rischio è quello di essere scambiato per un criminale, solo perché un computer ha stabilito che il volto di una persona è matematicamente simile a quella del sospettato. L’FBI sostiene tuttavia che il sistema è stato progettato per prevenire i falsi positivi.

Fonte: FBI • Immagine: End the lie • Notizie su: