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Privacy Google: la Germania forza la mano

L'autorità tedesca impone a Google un cambiamento nelle modalità di raccolta e trattamento dei dati personali, per garantire il rispetto della privacy.

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A Google è stato ordinato di attuare le necessarie misure tecniche e organizzative per garantire che i suoi utenti possano decidere in modo indipendente se e a cosa estendere la profilazione dei propri dati.

È quanto imposto al motore di ricerca dall’autorità tedesca per la tutela della privacy, con una comunicazione formale inviata nella giornata di ieri a Google dal commissario Johannes Caspar della Hamburg Data Protection Authority.

Sul territorio tedesco le questioni relative alla protezione dei dati personali vengono solitamente gestite a livello regionale, ma l’autorità di Amburgo ha ritenuto di poter parlare a nome di tutta la popolazione, in quanto rappresenta lo stato nella task force europea impegnata nell’analizzare la correttezza della policy attuata dal gruppo di Mountain View. In Germania per processare informazioni riguardanti lo stato finanziario, l’orientamento sessuale e i rapporti interpersonali di un individuo è necessario disporre del consenso esplicito da parte del diretto interessato, in quanto sono tutti ritenuti aspetti della vita privata.

La replica di bigG è stata affidata da una portavoce alla redazione del Financial Times e si limita a precisare che l’azienda sta analizzando l’ordinanza per valutare i prossimi passi da compiere. Sempre secondo Caspar, Google in passato ha rifiutato di fornire un maggiore controllo agli utenti sulle modalità di aggregazione dei dati provenienti da servizi come Gmail, dal sistema operativo Android e dalle ricerche online.

Una questione che si collega alle nuove linee guida imposte nei giorni scorsi a Google dall’Unione Europea. Al centro della discussione c’è sempre la policy unificata introdotta nel 2012, già oggetto d’indagine da parte di sei paesi del vecchio continente: Italia, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Olanda. Per lo stesso motivo all’inizio dell’anno il gruppo californiano è stato multato dall’autorità francese CNIL (Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés), con una sanzione da 150.000 euro.