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Commissione Europea: anche Amazon nel mirino

La Commissione Europea potrebbe chiedere al Lussemburgo di recuperare tasse eluse da Amazon a seguito di un regime fiscale contrario alla competitività.

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Anche Amazon potrebbe finire nel mirino della Commissione Europea, così come successo nelle settimane scorse a nomi quali Apple o Fiat. Il caso è differente, ma l’oggetto del contendere è pressoché lo stesso: l’UE intende scoraggiare le pratiche con cui le multinazionali cercano lidi fiscali favorevoli per eludere il fisco del vecchio continente.

Sebbene il rischio latente sia quello di alienare capitali dai mercati europei (opzione comunque pressoché inconsistente), l’UE non può più tollerare che Olanda, Lussemburgo o Irlanda vengano utilizzati come buco nero dei versamenti alle casse dei paesi membri, dunque l’ostruzionismo messo in atto tenterà di ribaltare il tavolo non solo instaurando un nuovo regime fiscale, ma andando anche a recuperare quanto perduto negli anni passati. L’ipotesi è trapelata dalle pagine del Financial Times, secondo il quale le azioni nei confronti di Amazon potrebbero essere ufficializzate fin dai prossimi giorni.

Secondo quanto emerso, Amazon avrebbe giovato di accordi datati 2003 con il Lussemburgo, accordi grazie ai quali l’azienda avrebbe abbattuto i propri versamenti al fisco a circa l’1% del fatturato sul vecchio continente. Il dito viene di fatto puntato non contro Amazon, ma contro il Lussemburgo: tali accordi sarebbero stati messi in atto al fine di calamitare capitali stranieri, ma ciò sarebbe andato a danno degli altri paesi membri. L’UE non ha nemmeno il diritto di forzare la mano sulle regole interne dei paesi membri in quanto a fiscalità, tuttavia può punire comportamenti contrari alla libera competizione tra stati e nell’operato del Lussemburgo sarebbero pertanto stati individuati segnali tali da consentire una certificazione di colpa.

In virtù della regolarità degli accordi con l’azienda, Amazon non viene dunque coinvolta se non indirettamente: è il Lussemburgo a dover ripristinare una situazione di regolarità, ma soprattutto è il Lussemburgo a dover ora operare per recuperare le tasse non versate dall’azienda negli anni passati. Il coinvolgimento di Amazon è però a titolo pecuniario: l’azienda dovrà, in caso di conferma delle notizie trapelate, sborsare la cifra richiesta  e al momento non ancora quantificata.

Una sorta di sanzione mascherata da rimedio ad un errore: con l’arrivo di Junker alla guida della Commissione Europea, potrebbe essere questa la nuova politica portata avanti nell’UE per limitare l’elusione al fisco che ha finora reso il continente estremamente debole al cospetto delle multinazionali (soprattutto statunitensi). Lo strappo rispetto al passato sarebbe forte e andrebbe a scoraggiare le pratiche fin qui portate avanti da molti dei colossi della Silicon Valley, ma il tutto dovrebbe essere prerogativa ad un diverso profilo fiscale continentale: la parcellizzazione attuale, pur mettendo in evidenza grossi ostacoli per l’approdo ad un mercato unico europeo, nasconde anche innegabili vantaggi per le corporation, le quali hanno buon gioco a muovere le proprie pedine tra fiscalità differenti alla ricerca della combinazione più vantaggiosa per il proprio gettito fiscale.