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Alla ricerca delle smart city

Michele Vianello al Festival di Pisa spiega come costruire una città intelligente. Il sindaco Filippeschi si augura lo sblocco dei fondi ai comuni.

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Per quanto riguarda le smart city si è arrivato al punto di maturazione del dibattito oltre il quale è venuto il momento di ragionare concretamente su cosa bisogna fare, chi lo deve fare e da dove cominciare. Questo è l’assunto dell’incontro di ieri sera a Pisa, presso la libreria Ubik, ispirato al titolo dell’ultimo saggio di Michele Vianello, che dopo aver definito cos’è una smart city ora è passato a fornire strumenti per costruirne una. Ad ascoltarlo, anche il sindaco di Pisa.

Lo smartphone ha cambiato tutto, ha portato Internet nelle tasche delle persone, smantellando quel poco di fordista che ancora c’era nella società. Tranne le città, loro sono ancora disegnate e funzionano come nella divisione sociale del lavoro ideata alla fine dell’Ottocento. Questo è uno dei tarli di Michele Vianello che, stimolato da Claudio Giua, ha ricordato l’assurda condizione in cui versano milioni di persone:

Metà della popolazione potrebbe tranquillamente lavorare in mobilità. Invece, tutti sulla tangenziale, andata e ritorno, per svolgere compiti che si potrebbero concludere in un parco, su uno scoglio, a casa propria. Le città sono ancora fordiste, basate su una rigida divisione temporale, ma tutto il resto, anche grazie all’aggeggio inventato da Steve Jobs, non lo è più.


Parere che incontra il favore del sindaco Marco Filippeschi, il quale dal canto suo ha ricordato come, di fatto, a parole molti amministratori sarebbero pronti a iniettare grandi dosi di innnovazione nelle città, ma con quali soldi?

Il punto di vista privilegiato dell’amministratore permette di misurare la distanza tra ciò che si vorrebbe e ciò che si riesce a fare. Il blocco delle assunzioni, il taglio delle consulenze, di certo non aiutano: come può farcela un’amministrazione comunale senza cadere nei soliti esperimenti e azioni a spot? Da coordinatore per l’agenda digitale dell’Anci, posso affermare che non mancano territori e buona volontà, ma non si riesce a produrre esperienze incrementali. Per fare nuove politiche, industriali, sul turismo, ad esempio, è necessario imparare ad usare bene i dati, ma chi ce lo insegna?

Da sinistra: il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il direttore dell'Internet Festival, Claudio Giua e Michele Vianello, autore del libro "Come costruire città intelligenti".

Da sinistra: il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il direttore dell’Internet Festival, Claudio Giua e Michele Vianello, autore del libro “Costruire una città intelligente”.

Pianificare l’innovazione

L’ideale sarebbe realizzare dei veri e propri Prd: Piani regolatori del digitale. Il corrispettivo dei piani edilizi, fatto di obiettivi. Ma ci sono precondizioni politiche, imprenditoriali, di alfabetizzazione, che Vianello elenca dettagliatamente nel libro. Tuttavia, l’esperienza di vice sindaco di Venezia si fa sentire nel suo approccio sempre pragmatico.

La realtà spinge a cambiare. Ci sono innumerevoli esempi, di vita quotidiana, dalla consegna del postino in su, che mostrano come partendo dal bisogno del cittadino si ricostruisce a ritroso tutto ciò che può e deve essere ripensato. E guardando meglio, con il coraggio di cambiare abitudini, si scopre che molti dei dati utili a ridisegnare le città sono già a disposizione dei sindaci, ma vanno condivisi. I dati si arricchiscono quando li incroci, li paragoni, li sporchi. Il dato un purezza, la gelosia campanilistica, sta facendo molto male alla possibilità di costruire città più intelligenti. Per questo invito sempre a fare open data, serve a eliminare l’autoreferenzialità.


La smart city è uno dei temi costanti dell’Internet Festival e lo sarà anche l’anno prossimo. L’argomento potrebbe essere il mantenimento di un impegno del sindaco di Pisa, che sa di avere a disposizione alcune delle migliori precondizioni in Italia e vuole provare a darsi obiettivi smart e presentarli tra un anno.

Fonte: Webnews • Notizie su: ,