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Bando Innovazione Lombardia: è scandalo

Il bando ricerca e innovazione della Regione Lombardia va in crash e un gruppo di startup minaccia una class action. È crisi dei bandi a sportello.

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È scandalo bandi startup. Ieri alle 14 potrebbe essere scattata l’ora della futura resa dei conti per una forma troppo diffusa di bandi, quella a sportello. Come ampiamente prevedibile, al bando della Lombardia su Ricerca e Innovazione, organizzato insieme alle Camere di commercio, hanno partecipato molte aziende, pmi e startup, col risultato che cinque minuti dopo il sito era già in tilt. Alcune ore dopo, tutti quelli che erano rimasti esclusi hanno scoperto che erano già state accettate tutte le domande possibili. E si è scatenata la rabbia.

La storia del bando della Regione Lombardia – 6,8 milioni di euro a fondo perduto, di cui 1,8 per misure vicine alle startup, un volume molto importante per gli standard italiani – ha fatto infuriare tutti, compreso un esperto come Francesco Inguscio, che prima ha denunciato la vicenda, definendola «un incubo», poi ha promosso una Pagina Facebook Scandalo bando 2014. Il suo racconto descrive quanto è accaduto ieri pomeriggio:

Sito prima non accessibile, poi non funzionante, poi mancante del form necessario (misura A1 per startup), poi il form non funziona, poi una volta che, dopo ore di tentantivi, si riesce a compilare qualcosa.. non è possibile firmare digitalmente ed inviare la domanda. Il centralino dell’assistenza prima non sa cosa rispondere, poi dice che ci sono un sacco di persone che si stanno lamentando e bisogna portare pazienza, poi ti dice “lamentatevi con la Regione noi non c’entriamo nulla”. Ovviamente nel frattempo i soldi sono esauriti e non è più possibile presentare la domanda.

In un’altra pagina Facebook, i commenti di chi ha cercato di partecipare la dicono lunga: messaggi insufficienti, problemi con le firme digitali, incomprensioni, mancate risposte. C’è chi ricorda un caso simile in Sardegna:

Questa tipologia di bandi (click day) deve essere abolita. Qui in Sardegna è successo un macello l’anno scorso per un bando di tirocini formativi. Soluzione italiana: hanno riaperto il bando mettendoci più soldi e finanziando praticamente tutte le domande.

Una class action contro Regione Lombardia

Questa storia ricorda molto da vicino quella di Invitalia, che finì addirittura in Parlamento. Anche in quel caso bando a sportello, sito web non adeguato, scarsa trasparenza nella graduatoria secondo la logica “chi prima arriva meglio alloggia”. Trattare così le startup, in Italia, da parte delle amministrazioni pubbliche? Forse qualche assessorato non ha capito come stanno cambiando i tempi e le richieste di queste nuove imprese. Ora la minaccia, sempre più concreta, è di fare una class action: il gruppo FB servirà a contarsi, dopodiché basteranno pochi euro ciascuno per pagarsi un avvocato.

INguscio class action

Inguscio: andrò fino in fondo

Francesco Inguscio non è un personaggio qualunque e non riesce ad accettare quello che è accaduto. Dal telefono, mentre torna da una visita a un’azienda di eccellenza della meccanica italiana, parla forte e chiaro.

Avete detto: basta bandi a sportello. Oltre il dato di cronaca è dunque il modello che non funziona?

Ho dedicato tempo ed energie, ho messo una persona per lavorare al bando e non ho potuto partecipare. Mi è stato tolto un diritto. Per una volta che c’era l’occasione, in Lombardia, un fondo perduto – quindi con soldi anche miei – non ho potuto neppure partecipare. Così non va, è una procedura insensata che non risponde a nessun criterio di trasparenza e di merito. Sarebbe paradossalmente meglio estrarre a sorte.

Minacciate una class action: ci vorrà tempo….

Questa volta vado fino in fondo. Se l’andazzo è che si allocano male, in modo iniquo le risorse, che sono poche, qualcuno deve ribellarsi, deve premere sull’opinione pubblica perché cambi.

In effetti, se aveste ragione sulla iniquità di questi bandi, con una sentenza del Tar e magari del Consiglio di Stato, potrebbe chiudersi un’era. È il vostro obiettivo?

Certo che sì. Onestamente, degli 80 voucher da più o meno 20mila euro che alla fine usciranno dal bando, mi importa poco. Però la politica deve imparare a fare le cose per bene, stanno usando le startup per darsi un tono, per sembrare moderni, ma se poi i siti sono costruiti come vent’anni fa e apri uno sportello alle 14 che alle 14.05 è già chiuso, è una presa in giro. Adesso è venuto il momento da far capire a questi signori che chi ci prende in giro non la passa liscia.

Si attende la replica della Regione Lombardia e dell’assessorato alle Attività produttive che ha condotto il bando. Certamente la vicenda non finisce qui.

Fonte: Webnews • Notizie su: